Volano gli stracci nel Pd. Su Facebook
L’intervista di Matteo Sassi scatena i commenti degli esponenti renziani e la reazione, nel merito, di Mirko Tutino
di MIRKO TUTINO *
. Ci terrei, conoscendo qualcosa del tema di cui si parla, a fare alcune precisazioni tecniche.
1 Quando i sindaci hanno deliberato per ben due volte un percorso per arrivare alla ripubblicizzazione, non erano matti e non sono partiti dal presupposto che ora l'acqua sia gestita malamente. Viviamo in una provincia che ha indici di dispersione bassissimi, controlli sulle acque in misura 4/5 volte superiori ai controlli di legge. Il punto è mantenere questa qualità costruita in 50 anni di storia e non disperderla.
2Le tariffe reggiane sono nella fascia medio-alta del paese (2,2€ a mc contro una media di 1,4-1,5 nazionale) e lo sono da molti anni. Con o senza Iren le tariffe sono definite sulla base degli investimenti realizzati.
Non dipende dai sindaci alzarle o abbassarle e soprattutto non dipende dai sindaci in quanto soci di Iren. Sono determinate da Aeegsi (autorità nazionale competente per il gas, l'acqua e l'energia) e dipendono da due fattori: investimenti e costi operativi. Se sul primo tema le assemblee dei sindaci possono avanzare richieste ed avere un minimo di controllo, sui costi operativi non esiste società quotata in cui un socio titolare di un decimo delle quote sia in grado di conoscere i dettagli dei costi.
Quanti sindaci sanno, per esempio, che 8 milioni di euro di energia (annui) necessari per far funzionare il servizio idrico reggiano sono acquistati da Iren direttamente dal fornitore Iren?
Quanti amministratori conoscono le ricadute operative della riorganizzazione che sta unificando le diverse società di reti e servizi in capo ad Iren eliminando l'autonomia operativa di cui godiamo dai tempi di Agac?
3 Le priorità ed i ritorno indietro. Se su questo tema ragionassimo sempre ponendoci come principale elemento di riflessione il presente, la scelta di costituire Iren apparirebbe insensata. Agac garantiva mediamente 20 milioni di € annui di investimenti, è stata pioniera in Italia nel concretizzate un sistema di controllo delle reti e delle perdite, aveva tariffe commisurate alla qualità del servizio e degli investimenti. È quindi più pregiudiziale valutare oggi un modello analogo ad Agac (senza il gas - settore a mercato e senza i rifiuti) o decidere, come fece quasi un terzo del paese, negli anni 2000 di andare verso la quotazione in borsa e le fusioni? Segnalo - tanto per evitare personalizzazioni e retro pensieri - che il Sindaco ad avviare questo processo fu Antonella Spaggiari.
4 Legittimo porsi il tema del debito. Devo dire che di tutte le obiezioni al piano A (di Agenia) che hanno voluto i sindaci e che ho avuto la fortuna di seguire, questa è la più forte. È evidente che una gestione ed un debito che ora sono nella pancia di una grande azienda quotata da 4 miliardi di fatturato, dovrebbero essere gestiti direttamente da un'azienda pubblica e locale.
Ciò produce un rischio, come lo produce l'affidare per 30 anni il servizio in capo ad un soggetto che, su patti nuovi e potenzialmente molto diversi da quelli sui quali ancora oggi viviamo e che sono frutto del periodo Agac-Enia, potrebbe essere sempre più grande e sempre meno pubblico. Starà alla politica - in primis l'assemblea dei sindaci - fare le proprie valutazioni.
Ma facciamole, per favore, stando al merito ed ai numeri reali. Per esempio non ho ancora trovato un solo riscontro all'interpretazione, unica in Italia, data sul famoso comma 609 dalla Direzione Pd di Reggio.
Forse valeva la pena lasciare al dubbio ed a successivi approfondimenti (in parte richiesti) questo argomento e non usarlo come clava contro la ripubblicizzazione. Infine, come considerazione politica, mi viene da dire questo. Leggo alcuni commenti di persone con responsabilità amministrative che, nei momenti in cui questa cosa è discussa nelle sedi istituzionali, sono stati molto meno netti e pregiudiziali nel valutare questo processo.
Una cosa è fermarsi di fronte a numeri complessi o dire - acquisito l'esito di uno studio - che gli elementi tecnici ti rendono cauto e meno favorevole. Una cosa è sostenere un referendum il cui significato politico era chiaro o aderire a liste che hanno nel proprio programma elettorale la ripubblicizzazione e poi sollevare obiezioni fondamentali sul valore di questo progetto o sul fatto che non sia prioritario. Peraltro, se la mettiamo sulla priorità direi che sono molte, e variamente targate, le scelte fatte in questa città che potevamo essere definite "non prioritarie": i servizi per l'infanzia, i servizi pubblici per la terza età, passare dalle gestioni comunali ad Agac, da Enia ad Iren, da Act a Seta, la Mediopadana, la riqualificazione delle reggiane.. In ciascuno di questi momenti c'erano buche pericolose nelle strade o semafori che provocavano code, eppure ciascuna ha dato il segno di un momento storico e politico della città. Siccome non sono nato ieri credo sia evidente che una componente rilevante (e ben radicata sia in alto che negli elettori) del Partito democratico sia apertamene contraria a qualsiasi forma di ripubblicizzazione. Se lo avessimo saputo 18 mesi fa ci saremmo risparmiati molti mal di pancia, discussioni e difficoltà.
* assessore a infrastrutture
e lavori pubblici
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