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Caccia sì o no, la palla agli avvocati

di Luca Tondelli
Caccia sì o no, la palla agli avvocati

Villa Minozzo: parte la diffida degli ambientalisti, ma la Provincia conferma

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VILLA MINOZZO. Rischia di diventare una battaglia a colpi di carte bollate – ed era piuttosto facile prevederlo – visto che la base di partenza era un ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale), lo scontro tra le associazioni anticaccia e la Provincia sulla situazione attuale venutasi a creare nei pressi del passo Cisa, dove un controverso pronunciamento del Tar di Parma ha di fatto sospeso un divieto di caccia alle specie avicole migratorie che vigeva da venti anni.

Ma secondo l’associazione Vittime della caccia non è così, e lo scrive in una diffida inoltrata alla Provincia, ma anche ai mezzi di informazione che hanno rilanciato la notizia.

«L'Associazione Vittime della caccia diffida il presidente della Provincia di Reggio e la stampa – scrive l’associazione – per la fuorviante informativa diffusa in merito all’esito della ordinanza del Tar, nella quale, differentemente a quanto pubblicato, si afferma il totale divieto di caccia nel Parco nazionale tosco-emiliano e sul passo della Cisa, come richiesto dalle Associazioni ricorrenti. Chiediamo che si ristabilisca la verità dei fatti e si smascherino questi giochetti da politicanti, che potrebbero però comportare gravi e irreversibili conseguenze in vari ambiti. L'Associazione Vittime della caccia, attraverso il proprio avvocato, si riserva di adire alle vie legali per le eventuali conseguenze prodotte da tale falsa informazione».

Ma a stretto giro di posta arriva la replica dell’avvocato Alessandro Merlo dell’ufficio legale della Provincia di Reggio Emilia.

«In relazione alla diffida inviata dall’Associazione Vittime della caccia – si legge nel documento del legale dell’Amministrazione provinciale – si ribadisce quanto comunicato nei giorni scorsi, ovvero che in base al provvedimento cautelare temporaneo adottato dal Tar, nell’attesa di entrare nel merito il 17 dicembre del ricorso presentato da due associazioni anti-venatorie, dopo oltre venti anni di divieto è ora possibile cacciare la migratoria nei pressi del Passo della Cisa. Ovviamente, come precisato nel comunicato-stampa del 16 ottobre, ciò vale per quanto di competenza della Provincia di Reggio Emilia e in particolare del Calendario venatorio provinciale, che era appunto oggetto del ricorso».

Spiega inoltre l’avvocato Alessandro Merlo: «In materia di regime di protezione della migratoria un passo non è infatti un punto geografico, ma in base alle normative europee, e a caduta quelle nazionale e regionali, è un’area che si estende per un raggio di mille metri dal valico. Per quanto riguarda il Passo della Cisa, tale raggio per la maggior parte ricade all’interno del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, dove ovviamente è e rimane vietata qualsivoglia forma di caccia così come previsto dalle normative nazionali».

«La Provincia di Reggio Emilia – conclude l’avvocato Alessandro Merlo – può regolare l’attività venatoria esclusivamente nella rimanente parte ed è in questa minima area del Passo della Cisa che, attraverso il Calendario venatorio provinciale, da vent’anni aveva vietato soltanto la caccia alla migratoria e non ad ogni specie, come ad esempio il cinghiale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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