Reggio Emilia, tutto pronto per l'inaugurazione di Palazzo Agliati in via Ariosto
Terminato il restauro dello storico edificio, sabato ci sarà il taglio del nastro, primo tassello di un progetto di riqulificazione portato avanti con il comitato Porta Castello
REGGIO EMILIA. Nel quartiere di Porta Castello, per qualche mese, la settecentesca facciata di Palazzo Agliati Balsamo Sforza al numero 4 di via Ludovico Ariosto è rimasta velata ai passanti. Erano in corso i lavori di restauro della facciata, guidati dalla direzione dell’architetto Paolo Bedogni, che hanno portato alla scoperta dei colori originari – colore aria, verde brentonico, color avorio, terre gialle - e al loro recupero. Un approfondito studio storico preliminare corredato di ricerche d’archivio, saggi stratigrafici, riscoperta delle tecniche pittoriche storiche emiliane effettuato da Bedogni assieme ai suoi collaboratori ha orientato tutti gli interventi successivi. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12310292:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/10/22/fotogalleria/reggio-emilia-i-dettagli-del-restauro-di-palazzo-agliati-1.12310292]]
Ora che il cantiere si è concluso, il ponteggio è stato smontato la bellezza di Palazzo Agliati può tornare a stupire gli occhi dei passanti. Sabato 24 ottobre, alle 11 nel Minicinema City-In, si terrà un breve incontro preliminare all’inaugurazione ufficiale dei lavori che porta il titolo di “Via Ariosto: cantiere aperto”: un racconto per parole, disegni e modelli del cantiere di Palazzo Agliati, che rappresenta un altro passo avanti nel processo di rigenerazione urbana di via Ludovico Ariosto e dell’intero quartiere di Porta Castello
"Questo edificio è una delle più importanti testimonianze del tardo barocco a Reggio - spiega Bedogni - Nella seconda metà del Settecento la facciata di Palazzo Agliati è stata rifatta prendendo a riferimento alcune movenze delle facciate della chiesa del Cristo e di Sant’Agostino, progettate rispettivamente da Cattani e da Torreggiani. Questi riferimenti si ritrovano nelle modanature, nelle decorazioni, nella balaustra, nei risvolti plastici in cocciopesto realizzati in opera e negli ordini in tardo Barocco e Rococò del palazzo, mentre il colore dominante, come nelle facciate sacre, è il verde chiaro, il color aria, tipico della Reggio del periodo. Abbiamo scelto di restaurare la facciata usando i materiali dell’edilizia storica reggiana: cocciopesto, terre colorate, intonaco a calce con una piccola percentuale di olio di lino cotto”. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12310319:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/10/22/fotogalleria/reggio-emilia-le-maestranze-al-cantiere-di-palazzo-agliati-1.12310319]]
All'incontro saranno presenti Alex Pratissoli (assessore alla rigenerazione urbana e del territorio), lo stesso Paolo Bedogni e alle sue maestranze qualificate (Giancarlo Prampolini, Cesare Pellicelli, Fabrika Restauri, Pittori Cabassi), la committente Gigliola Zecchi Balsamo, Paola Ferretti del Comitato Porta Castello e Nicky Murphy dell’ATI Commercianti Porta Castello.
Alle 11.30 il nastro verrà ufficialmente tagliato davanti al portone dell’edificio che si aprirà alla cittadinanza per un brindisi nel cortile interno. Un’occasione unica per la cittadinanza di ammirare da vicino un palazzo annoverato fra le dimore storiche di Reggio Emilia.
Il restauro, caratterizzato dall’aver riscoperto e adottato con rigore scientifico, le tecniche pittoriche dell’edilizia storica reggiana del periodo, lo rende modello e punto di riferimento anche per successivi interventi di riqualificazione delle facciate di via Ariosto, a cominciare dal palazzo immediatamente adiacente, Palazzo Spalletti. Meglio conosciuto nella mente dei reggiani come ex-sede della Democrazia Cristiana, Palazzo Spalletti risulta adiacente, sul lato opposto, al Minicinema City-In, luogo che da un anno a questa parte ha riaperto le porte alla cittadinanza grazie all’impegno del Comitato di Porta Castello e dell’ATI Commercianti.
“Lo scopo che ci siamo dati è quello di ridare un’anima alla città partendo da via Ludovico Ariosto” dice Marta Davoli, presidente del Comitato di Porta Castello “Con lo sguardo rivolto in questa direzione, il restauro di Palazzo Agliati e la riapertura di Minicinema City-In rappresentano due passi fondamentali in questo processo di rinnovamento. Minicinema City-in - il vecchio negozio chiamato “Bottegone” - vuole oggi essere spazio sociale, luogo di incontro, di dibattito, dove si può “fare cultura”. Era uno spazio chiuso e siamo riusciti a farlo rivivere. “Che cosa sono le città se non persone?” diceva già Shakespeare nel suo Re Lear”. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11895306:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/08/06/news/da-palazzo-agliati-all-ex-sede-del-pci-cosi-rinasce-il-centro-1.11895306]]
Luisa Bosi, nella sua ricerca storica così descrive Palazzo Agliati: “Palazzo Agliati Balsamo si affaccia su via Ariosto, una strada chiamata in passato via di Porta Castello, di primaria importanza per la città di Reggio Emilia, perché collegava direttamente il centro cittadino con la porta che permetteva, uscendo dalla cerchia delle mura, di dirigersi verso i distretti della montagna”.
E prosegue: “Il palazzo, strettamente unito ad altri edifici in un fronte unico, presenta una facciata sobria e lineare, ingentilita da decorazioni che sormontano i timpani delle finestre e dalla balaustra curvilinea del balconcino centrale sorretto da mensole in pietra sovrastanti il portone di ingresso. Entrando, si resta sorpresi dall'ampio cortile acciottolato, delimitato da un muro su cui si intravvedono i tenui colori di un dipinto e da un porticato, intorno al quale si articolano le ali dell'edificio, rivelando un vero e proprio complesso edilizio con un secondo accesso alla via retrostante (attuale via Fornaciari).
Una ulteriore sorpresa è rappresentata dalle proporzioni quasi monumentali dello scalone che, snodandosi sul lato sinistro del portone, conduce al piano nobile. La solennità severa dello scalone è alleggerita dalla presenza di pitture sulla parete e sul soffitto che raffigurano aperture illusorie su paesaggi esterni verdeggianti con rovine di antichità grecoromane, soggetto così caro al gusto dell'epoca.
Se lo stile complessivo del palazzo, dalla facciata tardo-barocco alle decorazioni interne, rimanda inequivocabilmente all'ultimo quarto del secolo XVIII, le vicende documentate delle famiglie che l'hanno posseduto e abitato, rivelano che l'edificio risale ad un' epoca molto più remota, e che, pur avendo subito inevitabili trasformazioni e rifacimenti, si trova ad occupare attualmente un'area perimetrale, rimasta quasi immutata nei secoli. […] Non esiste alcuna documentazione sui lavori compiuti per abbellire il palazzo alla fine del '700 e non si conoscono i nomi degli artisti, autori delle pitture e delle decorazioni.
Ma un particolare suggerisce un'ipotesi: una nipote del cavalier Antonio Raimondi, Ersilia, figlia del fratello Leonardo, sposò Francesco Fontanesi, celebre pittore reggiano, molto conosciuto e apprezzato soprattutto come scenografo teatrale, anche al di fuori dei confini dello stato estense. Se non lui, forse qualcuno della sua scuola potrebbe aver dipinto i paesaggi immaginari, simili a fondali teatrali che si ammirano nel cortile e nel vano scala e le decorazioni dei soffitti e delle porte negli ambienti interni.”
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