Il concordato non passa: Coopsette sarà liquidata
Mancano i requisiti: se il piano fosse bocciato dal tribunale sarebbe fallimento: non resta che la procedura coatta. Alla finestra restano i gruppi Gavio e Savio
CASTELNOVO SOTTO. Nessuna ipotesi di concordato all’orizzonte. Salvo accelerazioni dell’ultima ora, che appaiono improbabili, lunedì prossimo in tribunale a Reggio non sarà depositato alcun piano di salvataggio da sottoporre ai creditori.
La strada che si delinea per Coopsette è dunque quella della liquidazione coatta, che a questo punto appare persino l’opzione preferibile tra quelle a disposizione.
Presentare un piano concordatario con il rischio di farselo bocciare sarebbe infatti un azzardo troppo grande, perché aprirebbe la strada al fallimento, una procedura finalizzata prima di tutto alla soddisfazione dei creditori e non alla continuità aziendale.
La liquidazione coatta invece è un’opzione che garantirebbe di più la coop.
Il liquidatore sarebbe nominato dal Ministero, ma con un possibile coinvolgimento di Legacoop, e nel suo mandato ci sarebbe quello di portare avanti le operazioni avviate in questi giorni, come la cessione del settore ferroviario e dei manufatti industriali alla Margheritelli di Perugia.
Il presidente Fabrizio Davoli da giorni sta conducendo trattative febbrili con altri soggetti interessati al settore edile, quello dove è concentrato il maggior numero di lavoratori della cooperativa.
In queste settimane sono stati fatti i nomi di alcune realtà, che poi hanno smentito un loro interessamento.
L’azienda, secondo indiscrezioni, starebbe ora trattando con due colossi che non fanno parte del mondo cooperativo.
Uno sarebbe il Gruppo Gavio, attivo in Italia e nel mondo, con ricavi di quasi 4 miliardi di euro.
Le attività di questa realtà, che si avvale di 5.600 dipendenti, spaziano dai settori della gestione di reti autostradali in concessione alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali, dal settore dei trasporti, dei porti e della logistica alla gestione in concessione di parcheggi pubblici urbani, dal settore della tecnologia a quelli dell’energia e della nautica.
Un altro interlocutore sarebbe Savio, gruppo attivo in vari settori dell’edilizia.
Intanto ieri il consiglio d’amministrazione di Coopsette si è riunito per ore: l’obiettivo della dirigenza è quello di consegnare all’eventuale liquidatore quanti più elementi possibili per proseguire le trattative.
L’obiettivo di tutti è quello di salvare i posti di lavoro e soldi investiti da soci e sovventori, che ammontano a circa 12 milioni di euro.
Gli investimenti nella cooperativa sono divisi in credito di capitale e prestito dei soci. Il primo sono azioni di sovvenzione che i soci prima di andare in pensione hanno sottoscritto: in caso di liquidazione o fallimento questi soldi non saranno considerati un credito ma capitale.
Il prestito sociale è invece un credito chirografario e avrebbe maggiori possibilità di rimborso, almeno parziale.
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