Gazzetta di Reggio

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Infermiera Ausl denunciata e licenziata

di Massimo Sesena
Infermiera Ausl denunciata e licenziata

Assunta dal Servizio sanitario nazionale, aveva aperto una partita Iva e si metteva in malattia per lavorare presso privati

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REGGIO EMILIA. Nel giorno in cui a San Remo la guardia di finanza arresta 35 dipendenti comunali perché timbravano il cartellino e poi andavano in canoa, a Reggio finisce nei guai una infermiera dell’Ausl perché si metteva in malattia per arrotondare. Assunta all’Azienda Usl di Reggio, nei periodi in cui risultava assente per malattia o infortunio, la donna, 43 anni, originaria della Campania ma residente a Reggio, lavorava per altre strutture sanitarie private. E' questo il risultato di un'inchiesta della Guardia di finanza di Reggio, nell’ambito di una delega del Dipartimento della Funzione Pubblica su segnalazione del Nucleo speciale anticorruzione delle Fiamme gialle di Roma. La donna è stata denunciata per truffa e licenziata dall’Ausl.

Nell’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, i militari delle Fiamme Gialle hanno appurato come la donna abbia avuto a più riprese rapporti di lavoro con strutture sanitarie private, violando la legge che - nel caso dei dipendenti pubblici - vieta il doppio lavoro. In particolare, secondo l’inchiesta condotta dalla Finanza, i primi episodi riscontrati risalgono alla primaversa 2008, quasi a testimonianza di un impegno più costante, l’infermiera si mette in malattia dal novembre 2011 a febbraio 2012. Altri riscontri ci sono poi nel luglio 2013.

In particolare - hanno appurato gli investigatori del nucleo anticorruzione delle Fiamme Gialle - durante i periodi di malattia la donna avrebbe lavorato alle dipendenze della Azienda Servizi alla persona “I Tigli” di Parma e in una struttura dell’ Opera diocesana di Porporano, sempre nel parmense. In entrambi i casi, la donna era inquadrata come libera professionista. Aveva infatti aperto una partita Iva: la guardia di finanza ha accertato come l’infermiera, nel periodo che va dal 2008 al 2013 avesse incassato - come libera professionista, appunto - qualcosa come 100mila euro. Una somma che andava ad aggiungersi allo stipendio versatole ogni mese dall’Ausl e alle indennità di malattia e infornuio con Inps e Inail. In particolare gli illeciti sono stati scoperti attraverso incroci di dati e riscontri documentali, che hanno portato a galla l’infedeltà del dipendente pubblico. Nei guai sono finiti anche le aziende sanitarie private che si sono avvalse delle prestazioni professionali dell’infermiera: ai titolari delle due società del parmense è stata inflitta la sanzione amministrativa prevista dalla legge. L’Azienda sanitaria di Reggio, che ha denunciato l’illecito e collaborato con i finanzieri, ha licenziato la dipendente per incompatibilità assoluta ed infedeltà ai doveri d’ufficio. «La Direzione - dice una nota dell’Ausl reggiana - stante il procedimento giudiziario in corso, non ritiene corretto fornire ulteriori elementi. Si fa inoltre presente che l'Azienda ha adottato i provvedimenti di propria competenza e l'operatrice non è più dipendente». Il pm Maria Rita Pantani in questi giorni ha notificato all’indagata l’avviso di conclusione indagini. I finanzieri hanno avviato infine le procedure amministrative per sottoporre a tassazione i compensi indebitamente percepiti, regolarmente fatturati, ma non dichiarati al fisco.

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