Rilanciata la fusione tra i Comuni dell’area ceramica
Gli amministratori locali pensano di unificare Scandiano Rubiera, Casalgrande e Castellarano, più Viano e Baiso
SCANDIANO. Un unico comune dal Tresinaro al Secchia. Un’ipotesi di cui si è parlato spesso negli anni scorsi, e parzialmente tramontata, almeno per ora. Adesso potrebbe tornare di attualità, anche se con giocatori diversi rispetto alla discussione originaria. È uscita sabato scorso in maniera quasi scherzosa durante la presentazione della rotonda di Casalgrande Padana firmata Daniel Libeskind, l’idea di ragionare nuovamente sulla fusione dei comuni del distretto ceramico.
Quasi per scherzo, ma il pensiero in realtà è piuttosto presente nelle teste di parecchi amministratori e pure di operatori sociali ed economici. Il risultato sarebbe il comune reggiano della provincia dopo la città capoluogo, e la potenza di fuoco – per industrie, servizi, abitanti e proposte – sarebbe davvero notevolissima, visto che si parla comunque di uno dei distretti industriali più avanzati al mondo.
Certo i temi da affrontare sarebbero parecchi, ma in un’ottica di area vasta e di accorpamenti di province, avrebbe senza dubbio senso, e permettere alla zona ceramica reggiana di avere un’identità precisa e robusta, che potrebbe confrontarsi con ogni interlocutore alla pari.
I primi ragionamenti fra chi governava il territorio risalgono all’inizio del decennio, e sono stati poi interrotti per visioni contrastanti. E per i grossi problemi avuti all’epoca dal Comune di Castellarano, alle prese con un enorme buco di bilancio, che rendeva poco praticabile pensare a una fusione. Ora Castellarano sta procedendo spedito verso un assetto normalizzato, e le condizioni di base potrebbero esserci. Le differenze rispetto a quei giorni sono però parecchie. In primis gli attori.
L’unico sindaco rimasto è Alessio Mammi di Scandiano, Rubiera e Casalgrande hanno cambiato guida mentre Castellarano tornerà presto al voto.
Quindi la discussione andrebbe ripresa con nuovi protagonisti. L’altra grande modifica è poi quella dell’assetto istituzionale. Oggi l’Unione Tresinaro-Secchia comprende, oltre agli storici Scandiano, Casalgrande, Castellarano e Rubiera, anche Baiso e Viano, arrivati dopo la sparizione della Comunità montana. Le bozze originarie erano incentrate sui quattro fondatori.
Baiso e Viano sono piccoli comuni con caratteristiche molto diverse e si trovano per buona parte in Appennino, quindi tante prospettive cambierebbero anche solo per la gestione concreta del territorio. E non è detto che i due nuovi soci siano interessati all’idea.
Allo stesso modo, nessuna legge prevede che una fusione fra Comuni debba coinvolgere tutti i Comuni di una determinata Unione. E, ad ogni modo, è chiaro che il cuore di un’eventuale nuovo ente sarebbe attorno al distretto ceramico, all’area pedecollinare fra Secchia e Tresinaro che dalla via Emilia risale sino ai primi calanchi. Non mancano di certo i possibili argomenti di scontro, dalla distribuzione di sedi e responsabilità all’interno di un’area vasta e piena di paesi orgogliosi della loro identità (e non solo i capoluoghi: Arceto, Salvaterra e Roteglia sono nuclei storicamente autonomi) all’accordo fra tutte le parti in causa.
La partita però è destinata a non chiudersi alla svelta, e il possibile risultato è affascinante: si arriverebbe a un comune da 80mila abitanti con aziende, infrastrutture, collegamenti e servizi di alto livello, che potrebbe giocarsela alla pari anche con le varie Sassuolo e Carpi, per citare gli esempi più vicini.
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