Gazzetta di Reggio

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Acqua pubblica, Costa: «Non andremo a gara per inerzia»

di Evaristo Sparvieri
Acqua pubblica, Costa: «Non andremo a gara per inerzia»

Il segretario Pd sulla delibera Atersir: «Impone un aut-aut ma bisogna valutare nel dettaglio ogni opzione possibile»

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REGGIO EMILIA. «Non andremo a gara per inerzia». O il piano Agenia o la gara. Sono queste le due soluzioni sul servizio idrico integrato deliberate a Bologna dall’Atersir, che sulla base degli indirizzi in arrivo dai territori dovrà indicare il futuro modello di gestione dell’acqua. Un aut-aut che non è piaciuto al segretario provinciale Pd, Andrea Costa, che ora chiede un’analisi comparativa dei diversi modelli allo studio. «La delibera apre uno scenario che non rispetta quanto prospettato dal dibattito reggiano di questi mesi».

Costa, il tempo stringe. E corre contro la ripubblicizzazione.

«La delibera Atersir non rappresenta ciò dicono da mesi i sindaci, le istituzioni e il Pd. È necessaria un’analisi comparativa di tutti i possibili modelli di gestione. È necessaria in ossequio agli impegni assunti e alla norma. Credo che sia indispensabile valutare le diverse opzioni per capire esattamente cosa prevede ogni soluzione in termini di tariffe, bollette, investimenti, compagine societaria e lavoratori, di cui si è parlato troppo poco».

Teme che non ci siano più margini neanche per il cosiddetto piano B? Di fatto è stato il Pd a bocciare il piano Agenia...

«Noi non abbiamo bocciato nessun piano. Abbiamo posto il problema legato al debito, che lo stesso piano indicava. Quando parlo delle diverse opzioni, mi riferisco sia alla società in house, che alla gara che alla società mista con doppia gara. Per ognuna di queste ipotesi serve uno studio che dica quale sarà il futuro dei lavoratori, quali le tariffe, quali gli investimenti. Solo un’analisi comparata permette di valutare tutti questi aspetti. Bollette più basse, ad esempio, vuol dire mandare a casa dipendenti? Da amministratore, devo avere risposte su tutti i fronti».

Da amministratore. E da segretario Pd?

«In via Gandhi, piaccia o meno, continueremo a parlare del tema. La politica è confronto o non è. C’è un piano delle istituzioni e uno politico, ma l’uno non esclude l’altro. La linea non ce la può dare chi non è mai stato eletto».

Si riferisce al comitato?

«Dico solo che i sindaci hanno la legittimità per scegliere quale sia la forma migliore, nell’interesse delle comunità che li hanno indicati come rappresentati pro-tempore».

Il pallino è sempre nelle vostre mani. A che punto è il cosiddetto piano Caia?

«C’è tempo fino al 31 dicembre per prendere una decisione. Sono in corso approfondimenti che non coinvolgono solo Atersir, ma anche consulenti e tecnici. Le istituzioni stanno lavorando a 360 gradi. E credo sia arrivato il momento di uscire da un clima di tifoserie. Per questo serve un’analisi comparativa. Credo che l’acqua sia un bene fondamentale e deve mantenere i livelli di qualità e di sicurezza propri del sistema reggiano».

Sembra un assist a Iren...

«Il sistema reggiano è l’eredità di decenni di investimenti. Ha acquedotti tra i più efficienti, percentuali di dispersione tra le più basse e controlli capillari sulla qualità dell'acqua: un patrimonio che va mantenuto».

Non crede che possa disperdersi se affidato ad una maxi utility?

«Il principio della territorialità è uno degli aspetti di cui si deve tenere necessariamente conto. Per le nostre conoscenze attuali, credo che nessuna delle tre formule escluda la possibilità di tenere in considerazione l’elemento territoriale».

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