«Non si farà nessun concordato»
Il presidente Davoli alza bandiera bianca. I sindaci: «Sgomenti»
CASTELNOVO SOTTO. «Il cda di Coopsette ha dovuto prendere atto come non siano ravvisabili le condizioni per predisporre un piano industriale, economico finanziario che possegga quelle caratteristiche di credibilità e fattibilità idonee a supportare una proposta concordataria che si fondi sulla continuità dell’attività della società». Con queste parole il presidente Coopsette, Fabrizio Davoli, ha confermato ieri l’impossibilità di presentare un piano concordatario, come anticipato dalla Gazzetta dopo la riunione del cda di venerdì. «In particolare - ha aggiunto - il recente esito negativo delle ultime negoziazioni relative alla collocazione del ramo aziendale costruzioni presso imprese terze, ovvero, anche di nuova costituzione, copartecipate da Coopsette e terzi qualificati operatori del settore, in sé capace di assicurare la continuità di tale ramo e di permetterne il suo rilancio, ha malauguratamente fatto cadere – una volta constatata l’impraticabilità in termini di convenienza per i creditori sociali, di una continuità aziendale diretta – uno dei pilastri cardine del piano su cui si è alacremente lavorato nel periodo di pre-concordato».
Lo scenario che si profila è quello della liquidazione, che a questo punto è preferibile al fallimento tout-court, perché consentirebbe «di perseguire l’obiettivo di finalizzare operazioni – alle quali si è lavorato sino ad oggi - di affitto o cessione a terzi di singoli rami aziendali, al fine di assicurare la continuità di importanti esperienze imprenditoriali della cooperativa e la massima tutela possibile del lavoro».
Per il settore ferroviario e dei manufatti industriali resta in piedi l’ipotesi di cessione alla Margaritelli di Perugia, mentre per le costruzioni si tratterà ancora. Davoli annuncia che l’attività proseguirà per preservare il patrimonio e l’interesse dei creditori, mentre la prossima settimana si svolgeranno incontri con i sindacati, con la Regione, con soci e lavoratori e tutti i soggetti coinvolti. L’obiettivo è «attenuare le conseguenze della grave crisi».
I sindaci dei Comuni nei quali la coop ha sede sono intervenuti con una nota congiunta firmata da Maurizio Bottazzi di Castelnovo Sotto, Tania Tellini di Cadelbosco Sopra, Paolo Cervi di Campegine e Marcello Moretti di Sant’Ilario, oltre che dal presidente della Provincia, Giammaria Manghi. «In queste ore di sgomento per molti, la vicinanza va a tutte quelle persone che vedono infrangersi molte certezze su cui hanno basato un progetto di vita: la nostra preoccupazione va ora alle conseguenze dell'esito negativo di questa vicenda che vedrà numerose famiglie residenti nei nostri paesi perdere il lavoro. Non va dimenticato il cospicuo investimento, in prestito sociale, che riguarda altrettanti numerose famiglie. Auspichiamo che il nostro appello al massimo impegno e sensibilità venga accolto a tutti i livelli. Per quanto ci riguarda faremo, nei limiti delle nostre competenze, la nostra parte fino in fondo». I sindaci, preso atto che la soluzione della crisi è la liquidazione chiedono «a chi governa la cooperativa e sarà chiamato a rispondere dell'esito finale del percorso di mettere in campo ogni azione possibile a tutela dei lavoratori e dei soci coinvolti».(j.d.p)
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