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Biodiversità, un valore da difendere

Leana Pignedoli

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Al Senato abbiamo approvato un provvedimento di grande importanza per le nostre terre: l'introduzione di un sistema nazionale di tutela per la biodiversità. Ancor più importante è stato discuterne nelle giornate che vanno verso la conclusione di Expo, il più grande confronto internazionale che sia mai avvenuto nel nostro paese sul cibo e le sue implicazioni.

La biodiversità non è un tema per addetti ai lavori, che riguarda ricercatori o integralisti dell'ambiente, ma è questione vitale per noi tutti, per il futuro delle prossime generazioni. La perdita di biodiversità che sta procedendo con accelerazioni mai viste nei secoli scorsi, può determinare la quantità e la qualità delle risorse di cibo, di acqua.

Avere una ricca biodiversità significa più aria pulita e più acqua potabile, significa oceani che rallentano l'accumulo di biossido di carbonio con conseguenze positive sulla stabilizzazione del clima. La legge che abbiamo approvato prevede che le migliaia di varietà produttive siano raccordate in sistemi da valorizzare, vengano fatte conoscere attraverso un portale nazionale che raccolga e diffonda informazioni. Viene istituita una rete della biodiversità e poi le cosiddette comunità del cibo che attraverso accordi locali tengono insieme produttori e consumatori.

Si prevedono iniziative e itinerari che portino in evidenza le unicità di ogni territorio, anche le minori. È cultura ed è economia insieme. E' nuova consapevolezza da creare. Il nostro paese ha nella ricchezza di biodiversità una distintività unica. Siamo primi in Europa per biodiversità. Da sola l'Italia ha il 50% di specie vegetali. Del patrimonio europeo possediamo il 30% di specie animali, 58000 specie animali, il record in Ue. Abbiamo 1200 vitigni autoctoni, record mondiale, i francesi ne hanno 222. Siamo primi per varietà di olive 538, il secondo paese, la Spagna, ne ha 70. Delle 1232 varietà di mele presenti in Europa 1000 sono italiane.

C'è un vuoto di sapere e conoscenza di tutto questo. Dobbiamo investire a pieno titolo la scuola perché le nuove generazioni re-imparino il rapporto con l'ambiente. Ricolleghino il rapporto che c'è tra cibo e produzione agricola, il cibo figlio di dinamiche naturali e maturazioni lunghe, incrocio di tipi di terre e tipi di venti.

Un equilibrio fragile di cui saper fare una sofisticata manutenzione. Per questo ho proposto con un disegno di legge per portare nella scuola primaria l'Educazione al Valore del Cibo. I bambini che saranno adulti nel 2050, la data simbolo tra picco demografico e scarsità di cibo, devono essere più attrezzati. Devono conoscere il valore e il senso del limite molto di più di quanto non sappia la nostra generazione.

Devono sapere che nel piatto non c'è nulla di fabbricato in pochi minuti, tutto diventa prezioso, niente scontato. Sarà indispensabile per loro conoscere le componenti visibili e invisibili del cibo, quanti saperi tramandati, quale storia contiene ma sapere anche quanta acqua serve per un vitigno, o quanta per un prato stabile. Diventerà normale per le nuove generazioni applicare una rigorosa contabilità ambientale. Ci saranno sempre di più tecniche di precisione in agricoltura che useranno in modo mirato acqua e terra, fertilizzanti buoni e non chimica indissolubile. Le sfide sono assolutamente inedite. Siamo dentro una transizione, un cambiamento epocale che deve partire subito, in questi giorni, domattina.... presto.

senatrice del Pd

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