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«Ora rubano quantità più esigue»

 «Ora rubano quantità più esigue»

Il presidente del Consorzio: «Alto il pericolo anche per l’incolumità dei casari»

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REGGIO EMILIA. «E’ un’emergenza che stiamo seguendo da anni. La novità, rispetto al passato, è nella dimensione: prima riuscivano anche con autotreni da 500, in un caso anche di mille forme. Oggi, grazie al potenziamento della sicurezza, sono più colpi mordi e fuggi da 40-50 forme caricate su dei furgoni». A parlare è il presidente del Consorzio del parmigiano reggiano, Giuseppe Alai. Dopo il nuovo stillicidio di furti ai danni dei caseifici della provincia di Reggio non nasconde preoccupazione, ma anche che da tempo il tema è all’attenzione.

«Ai tempi del prefetto Antonella De Miro, ci sono stati diversi incontri in prefettura con i rappresentanti delle forze dell’ordine in cui si è parlato principalmente delle modalità di difesa passiva - spiega Alai - I carabinieri si raccomandavano sull'uso attento di sistemi di allarme, soprattutto si chiedeva quali potevano essere i segnali che ci davano la possibilità di capire che poteva accadere qualcosa».

E qualche risultato, spiega Alai, c’era stato. «I caseifici hanno seguito i consigli delle forze dell’ordine sui sistemi di allarme e sulla resistenza passiva, con l’installazione di telecamere che consentissero di sventare i colpi. Adesso, in effetti, la modalità è cambiata: non si registrano più colpi da centinaia di forme, ma furti più contenuti preparando le cose prima per cercare di far sì che pochissimi minuti bastino per caricare e scappare via». «Ciò che fa maggiormente specie è che non ci si ferma davanti niente: nel Modenese si è registrato anche un episodio di percosse nei confronti di un casaro» sottolinea.

Il dato certo, però, è che chi agisce non lo fa a caso. Dietro ci deve essere il supporto di chi, poi, in fretta e furia riesce a “lavorare” le forme rubate.

«Ogni forma è dotata di numero di matricola e della placca di caseina – fa notare il presidente del Consorzio – Una sorta di carta di identità che potrebbe rendere identificabile come oggetto di furto quella forma. Chi le ruba, quindi, deve farle a pezzi velocemente e le deve trattare per far sparire questi segni di identificazione: non sono tanti i posti dotati delle strumentazioni per lavorare in questo modo le forme, che di certo non vengono tagliate a mano. Dietro quindi c’è della preparazione». (el.pe)

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