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Coopsette, Pd e sindaci scaricano i vertici

Coopsette, Pd e sindaci scaricano i vertici

"Basta con quelli che si credono padroni delle cooperative, gravi gli errori e le responsabilità dei dirigenti"

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CASTELNOVO SOTTO Coopsette non muore per colpa della crisi dell’edilizia o per le difficoltà che sta vivendo tutto il movimento cooperativo. A decretare il funerale della storica coop sono state scelte sbagliate da parte dei suoi dirigenti.

E’ questo il messaggio che il segretario provinciale del Pd Andrea Costa mette nero su bianco in una nota sottoscritta dai segretari di Sant’Ilario Fabrizio Ferri, Castelnuovo Sotto Fabio Montanari, Cadelbosco Giuseppe Spadavecchia, Campegine Paolo Cervi, Calerno Catia Rasoli e Gattatico Ermanno Morini.
Costa parla prima di tutto di «una serie di appuntamenti mancati che oggi mettono in seria incertezza i posti di lavoro e il prestito sociale» e di «errori specifici che hanno portato all’epilogo che è sotto gli occhi di tutti».

Il segretario rifiuta la lettura secondo la quale sarebbe il mondo cooperativo nel suo complesso ad essere agonizzante e parla di «un sistema che ancora oggi, e in settori anche diversi da quello della produzione lavoro, sta registrando numeri di crescita importanti». Il Pd reggiano chiede dunque che si apra una riflessione sulle responsabilità. «La solidarietà va bene, è un segnale di vicinanza, ma non ci vogliamo fermare a questo. Bisogna avere il coraggio di dire anche cosa non è stato fatto per evitare questa situazione».
Poi vengono elencati alcuni “capi d’imputazione” nei confronti di Davoli e dello storico precedessore Donato Fontanesi, che pure non vengono mai citati esplicitamente.

«Le imprese cooperative, di qualsiasi dimensione siano, non sono imprese private, non possono avere un solo ‘padrone' e non devono dimenticarsi la solidarietà e il mutuo coordinamento all'interno dei luoghi di rappresentanza. Non possono vivere come un fastidio i luoghi di confronto. Crediamo che per troppo tempo in certe imprese cooperative si sia peccato di un eccesso di autonomia: dai luoghi di rappresentanza, dalle istituzioni, dal territorio, dai soci lavoratori».

Alla dirigenza Coopsette vengono rinfacciati alcuni passaggi mai digeriti, come l’avvicinamento alla Lega Nord. «Mentre oggi si chiama in causa la stessa associazione delle cooperative a rispondere del destino dei soci lavoratori e del prestito sociale, ancora in tempi recenti c'era chi ammiccava a progetti politici lontani dal centrosinistra e vagheggiava l’uscita da Legacoop (ritenuta persino una palla al piede) per entrare nel sistema di rappresentanza degli industriali. C'è quindi bisogno di un rapporto sano tra mondo economico e politica, non della politica che si fa sponsorizzare le gare ciclistiche (quello della Padania, ndr) o che utilizzi queste imprese per lanciare avventure elettorali liberiste (il riferimento è ai candidati sindaci Montermini a Castelnovo Sotto e Ferrari a Sant’Ilario, ndr)».

I segretari chiudono il loro intervento auspicando un intervento da Legacoop per aiutare i lavoratori.

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