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La Flexi-Bord annuncia la chiusura, a rischio 66 lavoratori

di Mauro Pinotti
La Flexi-Bord annuncia la chiusura, a rischio 66 lavoratori

Luzzara: clamoroso annuncio della proprietà, oggi sciopero di otto ore con presidio dei dipendenti davanti all’azienda

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LUZZARA. Sciopero di otto ore, oggi alla Flexi-Bord di via Che Guevara 25 a Luzzara. Inoltre dalle 13 alle 15, gli operai effettueranno un presidio per protestate contro la delocalizzazione decisa dalla direzione aziendale che vuole spostare la produzione a Giulianova (Teramo), mettendo a rischio 66 posti di lavoro, di cui l’80% occupati da donne.

La notizia è arrivata come una doccia fredda lunedì nella sede della Provincia, nel corso di un incontro che avrebbe dovuto prolungare la cassa integrazione scaduta il 23 ottobre e far ripartire da lunedì 26 un nuovo contratto di solidarietà. La direzione aziendale della Flexi-Bord, invece, ha comunicato tutta un’altra intenzione e tra le motivazioni che avrebbero spinto l’attuale proprietario a voler chiudere la fabbrica di Luzzara per spostare la produzione in Abruzzo, secondo Erica Morelli, delegata Filctem Cgil, c’è che «i lavoratori e le lavoratrici reggiane lavorerebbero peggio di quelle abruzzesi».

Accusa prontamente respinta e rinviata al mittente dalle maestranze e dallo stesso sindacato. «I lavoratori vengono lasciati a casa nonostante il fatturato sia in crescita: 13,5 milioni nel 2014 rispetto ai 10 milioni del 2013, in utile sempre nello stesso biennio. Il lavoro c’è. Quello che però ci ha fatto arrabbiare è stato quello di sentirci dire che le operaie reggiane lavorerebbero peggio di quelle abruzzesi. L’imprenditore, ma non so neanche se si possa definire tale – ha detto Erica Morelli della Filctem Cgil – dopo aver acquistato il portafogli ordini dell’ex concorrente, ha sfruttato gli ammortizzatori sociali per due anni per poi chiudere l’attività, lasciando 66 famiglie sulla strada. Di questi lavoratori molti sono donne e altri dello stesso nucleo familiare, come marito e moglie. Ci sono anche molti operai di origine straniera. Le conseguenze di questa scelta scellerata avranno un grosso impatto sociale su Luzzara e paesi limitrofi. Auspico che nei prossimi incontri si possa arrivare a trovare una soluzione per salvaguardare il futuro di questi lavoratori».

Dal 2009 al 2013 l’azienda ha utilizzato contratti di solidarietà, ma nell’ottobre del 2013 aveva voltato pagina per entrare in una nuova fase e rilanciare gli affari. La Flexi-Bord di Luzzara, che installò a partire dal 1975 una produzione di bordi sintetici per l’industria del mobile, era finita in pancia alla Giplast Group di Giulianova (Teramo), società che aveva deciso di scommettere una manciata di milioni di euro sull’ex concorrente per allargare il proprio mercato. Da qui la cessione del 100% delle quote prima in mano a Stefano Bianchi, acquistate poi dall’azienda abruzzese fondata da Giuseppe Marozzi.

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