Reggio Emilia, la “Casa dei Burattini Otello Sarzi” è a rischio chiusura: «Il Comune ci aiuti»
Isabelle Roth, presidente della Fondazione e vedova del maestro burattinaio: «Senza i fondi della Provincia non arriveremo al 2016»
REGGIO EMILIA. «Se entro il 31 dicembre la situazione non cambia, rischiamo la chiusura per sempre». Niente più burattini. Addio a un pezzo di storia – non solo reggiana – del teatro di figura. È il grido d’allarme lanciato da Isabelle Roth, presidente della Fondazione Famiglia Sarzi, mentre annuncia le nubi nere che si stanno addensando su “La casa dei burattini di Otello Sarzi”.
È qui, nei locali di via del Guazzatoio a Reggio Emilia, che nell’aprile 2013 è nato il museo dedicato al maestro burattinaio originario di Bagnolo in Piano, figlio e nipote d’arte, scomparso nel 2001. Ed è qui che per oltre due anni è stato custodito un vero patrimonio, realizzato dal compianto maestro nel corso della sua vita.
Due anni e mezzo di attività. E il museo è ora già a forte rischio chiusura. È la stessa Roth, vedova di Otello Sarzi, a spiegare la situazione, chiedendo in qualche modo al Comune di intervenire: «Con il superamento della Province, che non avranno più la delega alla cultura, verrà meno anche la nostra parte di finanziamento. Chiediamo che il Comune ci aiuti».
Centocinquanta pezzi d’autore, un teatrino per fare spettacoli. E poi un foyer per le mostre di artisti contemporanei e un’attività didattica che coinvolge anche le scuole. Il museo è nato grazie al contributo dell’Istituto regionale per i beni culturali, che nel 2013 ha stanziato circa 24 mila euro per consentirne l’allestimento. La stessa cifra è stata stanziata per tre anni dalla Provincia, per un totale di circa 72 mila euro, consentendo così alla “Casa dei burattini” di coprire le spese.
L’affitto, in particolare – che tra l’altro è anche in scadenza – nei locali di proprietà della cooperativa La betulla. Ma ora che la Provincia non avrà più la cultura fra le sue deleghe, anche il piccolo finanziamento finora erogato è a rischio. «Se viene abbandonato questo progetto, ci sarà anche uno spreco di risorse pubbliche», aggiunge Roth, ricordando «il dono che mio marito e i suoi collaboratori hanno voluto lasciare alla città: un patrimonio che appartiene ai cittadini e che deve essere salvato». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12339174:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/10/27/fotogalleria/reggio-emilia-la-magia-dei-burattini-di-otello-sarzi-1.12339174]]
Secondo le sue stime, per consentire la sopravvivenza del museo servirebbe una cifra fra i 20 mila e i 40 mila euro annui. «La Regione ci ha fatto sapere che, in attesa di una nuova legislazione sui musei, in questi due anni vengono finanziati solo realtà che hanno un bilancio superiore ai 70 mila euro. Noi non rientriamo in questa categoria: la “Casa dei burattini” si regge per lo più su attività di volontariato. Ma non per questo non abbiamo spese». Quanto al Comune, nei mesi scorsi c’è stato già un incontro: «Sappiamo che non hanno risorse, ma se ci fosse un loro coinvolgimento diretto al nostro progetto potrebbero aiutarci a trovare una soluzione in Regione».
Ed è per questo che la presidente spera nell’ingresso del Comune nel cda della Fondazione. «Tra le soluzioni che ci hanno prospettato dal Comune – aggiunge – c’è anche l’ipotesi di un trasloco. Noi non ci opponiamo a questa soluzione, ma anche per un trasloco servono risorse. Per questo chiediamo al Comune di aiutarci. Penso che la “Casa dei burattini” sia una realtà unica non solo per Reggio, che valorizza il patrimonio legato ad una figura che non era solo un tradizionale burattinaio. È un tesoro che Reggio Emilia possiede già, e che potrebbe essere salvato con un contributo davvero piccolo».
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