Gazzetta di Reggio

Reggio

Trasfusione infetta, chiesti tre milioni

di Evaristo Sparvieri
Trasfusione infetta, chiesti tre milioni

Risarcimento danni record avanzato al Comune per un intervento del 78 al S. Maria con una sacca di sangue contaminata

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REGGIO EMILIA. È morto nel 2008, dopo un calvario durato trent’anni, per il quale sulla base di una normativa considerata da più parti discutibile è ora chiamato a rispondere il Comune. Era il 29 luglio 1978 quando al Santa Maria veniva effettuato un intervento chirurgico d’urgenza nei confronti di un reggiano che allora aveva circa 50 anni: un’operazione che necessitava di una trasfusione.

Sangue infetto secondo i suoi familiari, che avrebbe causato all’uomo un’epatite C, malattia infettiva la cui esistenza in quegli anni era ipotizzata e fu confermata solo nell’89.

Un’epatite che successivamente si è evoluta in epatocarcinoma, forma maligna di tumore che colpisce il fegato. Un male che nel 2008 lo ha strappato ai suoi cari, per il quale nel 2013 gli eredi hanno chiesto un risarcimento danni di circa 3,2 milioni di euro, citando davanti al Tribunale di Roma – dove risiedono – il Ministero della Salute, la Regione e la gestione liquidatoria dell’ex Usl reggiana. Ed è a questo punto che subentra una complessa normativa che ha spostato il baricentro della causa verso il Comune. Fino al 1978, le aziende sanitarie non avevano personalità giuridica. Di conseguenza non potevano essere citate in giudizio. L’acquisiranno proprio con legge del ‘78, quando venne istituito il Servizio sanitario nazionale. Solo nel ‘90, inoltre, è diventato obbligatorio il test dell’Hcv – fattore di rischio per cirrosi ed epatocarcinoma – per il sangue proveniente da donatori. Sul caso in questione, sia la Regione che l’ex Usl hanno dichiarato la propria carenza di legittimazione, spostando l’asse sul Comune, competente per territorio delle unità sanitarie locali per i fatti avvenuti prima del primo gennaio ‘80.

La Regione, inoltre, ottiene di chiamare in causa anche le compagnie assicurative Generali e Unipol, con le quali all’epoca il Santa Maria aveva stipulato polizze sui danni involontari causati a terzi. Le stesse compagnie hanno sollevato la questione della competenza della Regione, chiedendo in ogni caso il rigetto di ogni domanda risarcitoria oltre il limite di 15.493,71 euro, pari 30 milioni di lire, secondo quanto previsto da ciascuna delle polizze di quegli anni. Ed è sulla base di questi atti che, su richiesta degli eredi, il giudice ha autorizzato la chiamata in causa del Comune. Nel processo, si dibatterà sulla possibile correlazione fra la trasfusione, l’infezione e il successivo decesso. Un caso che ricorda quanto avvenuto nel 2012, quando i familiari di un 67enne reggiano ottennero un risarcimento-danni record di 300mila euro. In quella circostanza erano stati condannati in primo grado Ministero e Regione in solido.

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