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Vaccini in calo a Reggio Emilia, l'allarme dell'Ausl: «Manca la consapevolezza del pericolo»

Vaccini in calo a Reggio Emilia, l'allarme dell'Ausl: «Manca la consapevolezza del pericolo»

Fausto Nicolini, direttore generale e pediatra: «Se scoppiasse un’epidemia, correrebbero tutti a vaccinare i figli»

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REGGIO EMILIA. «La proposta del vaccino obbligatorio per andare a scuola? Ben venga una decisione legislativa in questo senso. Ma la soluzione va trovata altrove». Il dottor Fausto Nicolini, direttore generale dell’Ausl nonchè “pediatra vaccinatore per quindici anni”, come lui stesso tiene a sottolineare, sull’aumento degli obiettori di coscienza e il calo delle vaccinazioni ha idee chiare e motivazioni non scontate.

VACCINAZIONI - Ecco il vademecum

Dottor Nicolini, non basterebbe quindi rendere obbligatorio il vaccino per i bambini che vanno a scuola?

«Il fatto è che in Italia le leggi non mancano. Peccato che non vengano rispettate. Un esempio. C’è stato il periodo in cui era obbligatorio, per potere andare a scuola, il vaccino contro l’epatite B. Cosa è successo? Alla fine il diritto individuale allo studio è stato giudicato superiore al diritto collettivo alla salute. Siamo di fronte a due diritti che si scontrano».

Con la differenza che oggi gli obiettori di coscienza contro i vaccini aumentano e con loro il rischio di epidemie...

«Guardi, nei servizi in cui lavoro e ho lavorato, di questo tema si discute da oltre vent’anni. Proprio vent’anni fa, alla “consensus conference” a cui partecipai all’istituto Negri di Milano, ricordo che a un certo punto si presentò in sala un rappresentante degli obiettori e iniziò a fare volantinaggio contro i vaccini. E sentenze in questo senso ci portano all’Inghilterra dell’800».

Cosa cambia allora oggi rispetto a vent’anni fa?

«Gli obiettori sono aumentati in virtù di una maggiore informazione che finisce per diventare disinformazione. Su Internet c’è tutto e il contrario di tutto, e se l’informazione non è filtrata, non è difficile cadere nella rete di chi su questo caos ci marcia. Pensiamo al medico che fece uno studio dal quale derivava il legame tra vaccinazione e autismo. Poi quel medico fu radiato ma quante persone si sono fermate alla prima informazione errata? Il germe del dubbio era stato inculcato. E poi, rispetto a un tempo, c’è una maggiore organizzazione dovuta alla facilità dei contatti e dello scambio di idee. Da qui la nascita di associazioni che riescono a influenzare e inglobare sempre più soggetti. Per non parlare della dietrologia del grande complotto».

Quale complotto?

«Per esempio quello contro le case farmaceutiche che, a parere degli obiettori, s’ingrassano grazie ai vaccini. Come se non guadagnassero molto di più nel caso scoppiasse una vera e propria epidemia...».

Ma qual è l’identikit dell’obiettore?

«A differenza di quanto si pensi, si tratta spesso di individui che appartengono a una classe sociale medio-alta. C’è una forte componente ideologica che li contraddistingue, unita a una precisa filosofia di vita e a una sorta di darwinismo sociale. Ma parlo anche di genitori che presumono di saperne di più».

Questo ha a che fare con un’autorevolezza del medico che negli anni è scemata?

«Siamo in un’epoca nella quale, in virtù di una informazione/disinfornazione diffusa, i modelli paternalistici sono sotto attacco. Dai preti ai magistrati, dai politici ai medici: chi è deputato a decidere per la comunità, viene a priori attaccato. “Decido con la mia testa perché non mi fido più di nessuno...”, questo è il sentire comune che può essere molto pericoloso».

Non mi sembra che lei sia molto ottimista su una prossima inversione di tendenza.

«E’ una questioni di corsi e ricorsi. Di cose già viste. Come mai i genitori vaccinano i figli sempre meno ma sognano che sia messo a punto un vaccino contro l’Aids piuttosto che contro l’ebola o la malaria? Perché queste sono malattie che conoscono e fanno loro paura. L’elemento emotivo è fondamentale. Se avessero visto un bambino morire di morbillo, sicuramente non sarebbero obiettori. Basti pensare che quando fu introdotto il vaccino del meningococco, l’adesione fu molto scarsa. Ma bastarono due casi di meningite a Treviso finiti sui giornali per scatenare la corsa al vaccino: tutte le mamme lo volevano in giornata ma le scorte erano finite. Perché gli extracomunitari una volta arrivati qui puntualmente vaccinano i figli? Perché hanno visto con i loro occhi bambini morire».

Quindi, solo la diffusione di un’epidemia potrebbe fare cambiare idea a qualche “integralista”?

«Certo un caso mediatico eclatante potrebbe fare crescere la paura e la consapevolezza. Del fatto che non si parla di quisquilie, ma di malattie dall’esito spesso tragico».

A Reggio la situazione non è grave come in altre province.

«E’ vero. Ma non dobbiamo abbassare la guardia. Quello del pediatra dovrà sempre più essere un compito di prevenzione primaria. Dobbiamo incontrare i genitori, informarli, essere pazienti ma autorevoli. Da lì si deve partire. Dalla lotta alla disinformazione».

Qual è il dato, nel Reggiano, che preoccupa di più?

«Senz’altro la percentuale delle vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia: siamo all’88,5%, un dato in linea con la media regionale e comunque basso. Ripeto, mai abbassare la guardia».
 

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