’Ndrangheta, a Reggio Emilia apre “Sos impresa” per combattere il racket dell’usura
L’iniziativa in collaborazione con Confesercenti, che si è costituita parte civile nel processo Aemilia. Un numero verde per denunciare le estorsioni e le intimidazioni mafiose
REGGIO EMILIA. Nel processo Aemilia anche Confesercenti ha deciso di far sentire la propria voce, costituendosi parte civile contro la 'ndrangheta. E lo fa insieme all’associazione “Sos impresa”, che dal 1991 promuove in tutta Italia strategie di difesa e di contrasto al racket delle estorsioni, all'usura e a tutte le forme di criminalità organizzata che ostacolano la libertà dei commercianti.
«È nostra intenzione - commenta il presidente di Confesercenti, Dario Domenichini - dare un contributo concreto alla lotta per la legalità. Innanzitutto faremo capire alle imprese oppresse dalla azione delle mafie che non sono sole. In secondo luogo, promuoveremo iniziative di sensibilizzazione presso la comunità degli imprenditori del territorio e della società complessivamente intesa».
In questo progetto si colloca la decisione di supportare l’apertura di un distaccamento di Sos impresa anche nella nostra città. Le assemblee organizzative avverranno nella sede provinciale di Confesercenti mentre gli incontri con i commercianti sotto usura saranno individuali e si terranno in luoghi da decidere di volta in volta. «In questo modo - spiega il presidente di Sos impresa, Luigi Duomo - non forniamo un bersaglio a eventuali ritorsioni mafiose e possiamo progettare dei percorsi che si adattano al meglio alle singole esigenze».
Questo processo, insomma, rappresenta un’occasione per sensibilizzare la comunità reggiana al problema delle infiltrazioni criminali, da sempre sottovalutato. «È fondamentale - continua Duomo - che il tessuto sociale, non solo quello imprenditoriale, sia consapevole fondamentalmente di due cose. In primis che non si è soli di fronte al fenomeno criminale: si può contare su associazioni e istituzioni nel caso in cui si venga a contatto con il problema. In secondo luogo che usura, racket, estorsione, evasione, corruzione e malaffare sono elementi che indeboliscono il tessuto economico locale disperdendo risorse e distruggendo l'imprenditoria sana, arrecando un danno per tutti e giovando solo ad un manipolo di disonesti».
L’augurio delle associazioni è quindi che il dibattimento di Aemilia costringa tutti ad aprire gli occhi e a capire che la mafia non è solo in Sicilia.
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