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LA STORIA

«Chi manterrà i nostri 4 figli?»

«Chi manterrà i nostri 4 figli?»

La disperazione di marito e moglie, alla Flexi da più di vent’anni

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LUZZARA. Amardeep Saini, 46 anni, e Kaur Kawaljit, originari del Punjab (India), sono marito e moglie. Lavorano entrambi alla Flexi-Bord: lui dal 1990, lei dal 1997. Hanno quattro figli di 10, 15, 20 e 21 anni, dei quali due vanno a scuola, il terzo si è appena diplomato mentre quello più vecchio è in attesa di occupazione. Il loro reddito, per il mantenimento della famiglia e per continuare a far studiare i figli, proviene tutto dall’azienda luzzarese. «Non so come faremo ad andare avanti, se potremo continuare a far studiare i nostro figli più piccoli. Ora diventerà tutto più difficile».

Tra i 66 lavoratori che rischiano il posto di lavoro ci sono anche due fratelli di origine macedone Kerim e Sabit Ristemi, di 50 e 47 anni, che risiedono a San Girolamo di Guastalla: «Siamo venuti in Italia perché nel nostro paese non c’erano grandi opportunità di lavoro – ha detto Sabit – Io lavoro qui da 19 anni mentre mio fratello Kerim da 18. Ora non sappiamo cosa fare e come riusciremo a mantenere le nostre famiglie».

Singh Satpal, di origine indiana, ha 63 anni, ma ha la tempra di un ragazzino e mentre ascolta i vari commenti dei colleghi, preoccupati per il loro futuro e sul fatto che secondo il proprietario dell’azienda, gli operai reggiani sono meno professionali di quelli abruzzesi, sbotta: «Appena hanno trasferito alcuni macchinari in Abruzzo, da là ci chiamano per chiederci come si fa a far funzionare una certa macchina e come si fanno certi lavori. Allora chi è che lavora male? Noi o loro? Se Marozzi vuole chiudere a Luzzara per portare via la produzione in Abruzzo, che inventi altre scuse!». (m.p.)

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