Giunta in pressing per evitare il fallimento
L’assessore regionale Costi: «Il ministero attivi la liquidazione. Pronti ad attivare agli ammortizzatori»
BOLOGNA. «Ci siamo attivati per arrivare alla firma nelle prossime ore del decreto per il riconoscimento di liquidazione coatta amministrativa, che si configura come soluzione per salvaguardare la continuità aziendale e occupazionale in linea coi processi produttivi che ne seguiranno». L’assessore Palma Costi al termine del tavolo di crisi convocato ieri in Regione è scesa a parlare ai lavoratori che attendevano fuori. Dopo aver esposto l’esito dell’incontro, i dipendenti hanno applaudito l’assessore, che li ha ringraziati per la grande compostezza che stanno dimostrando in una fase così drammatica.
Una compostezza che non è scontata, tanto che a questi appuntamenti è sempre presente uno schieramento di poliziotti, che ieri non era assolutamente necessario. Al tavolo istituzionale hanno partecipato il presidente di Coopsette Fabrizio Davoli, i sindacati (Rsu, Fillea e Fiom di Reggio e Cgil regionale), Legacoop Emilia Ovest ed Emilia-Romagna, il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, e i sindaci di Castelnovo Sotto, Cadelbosco, Campegine e Sant’Ilario.
La discussione si è focalizzata su tre temi principali. Oltre all’impegno per scongiurare il fallimento, che al momento è la questione prioritaria, si è parlato di come promuovere adeguate «iniziative nei confronti del ministero del Lavoro per sostenere l’approvazione di accesso ad appositi ammortizzatori sociali consoni allo stato di crisi attuale dell’azienda». In proposito, ha assicurato Pama Costi, la Regione farà la sua parte.
In caso di liquidazione coatta la cassa integrazione in genere dura un anno. Il terzo punto, molto importante in prospettiva, è continuare, quando sarà nominato il commissario, a lavorare per un piano industriale che consenta a parte dell’azienda di sopravvivere.
In proposito, come noto, ci sono trattative già aperte, come quella con la Margaritelli di Perugia per i settori ferroviario e dei manufatti, e altre che potrebbero concretizzarsi (in questi mesi alcuni gruppi si sono affacciati alla finestra).
«Fino a quando non vediamo la firma – ha commentato un dipendente – non siamo tranquilli, perché ormai siamo pronti a qualsiasi cosa, anche alla possibilità del fallimento».
Una presa di posizione realista, visto quello che è accaduto in questi anni. Il tavolo di crisi di ieri è stato aperto dalla relazione del presidente Davoli, mentre Legacoop ha confermato di aver depositato la richiesta di liquidazione coatta il 14 ottobre. Per i sindacati, l’incontro di ieri rappresenta «uno spiraglio», anche se «il futuro è tutto da ricostruire e solo ripartendo dal lavoro e dalla continuità aziendale diventa realisticamente possibile. Quello di oggi è un primo passo per evitare il trauma sociale che produrrebbe il fallimento di Coopsette». (j.d.p.)
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