Gazzetta di Reggio

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«La rottura dopo il caso delle ragazzine»

di Serena Arbizzi
«La rottura dopo il caso delle ragazzine»

Cesi spiega gli attriti coi superiori: «Non volevano che dicessi alle famiglie che le avevamo ritrovate, ma io le avvisai»

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CORREGGIO. Ha ultimato la sua deposizione nel tardo pomeriggio di ieri, in tribunale a Reggio, il luogotenente Roberto Cesi. Si tratta della seconda udienza che vede deporre l’ex comandante dei carabinieri, il quale ha finito così di discutere i 27 capi d’imputazione, ai quali ha risposto fornendo numerosi dettagli, a partire dalla sua abitazione, annessa alla caserma correggese, fino alla tanto contestata gestione della mensa, passando per episodi di attrito con altre figure di spicco dell’Arma dei carabinieri.

In aula erano presenti, oltre all’avvocato di Cesi, Giuseppe Rossodivita, il pubblico ministero Giacomo Forte, il procuratore capo Giorgio Grandinetti, e il collegio di giudici presieduto da Francesco Caruso e composto inoltre da Dario De Luca e Alessandra Cardarelli.

Hanno partecipato anche Franca Giacobazzi, l’unica ad essersi costituita parte civile, e il suo avvocato Gianluca Vinci, il quale ha rivolto alcune domande all’imputato. In fondo all’aula c’era anche il carabinieri Roberto Mela, ex collega di Cesi ai tempi in cui era in servizio al nucleo operativo di Parma. Tantissimi gli argomenti scandagliati.

Lo scontro con Boccia e Fichera. Cesi con il colonnello Boccia ha avuto «una grossa problematica nel 2011» ha commentato. In quell’anno è scoppiato il caso delle due ragazzine minorenni scomparse da Correggio e ritrovate, poi, a Roma. La bella notizia del loro ritrovamento, secondo quanto riferito da Cesi, non avrebbe dovuto essere comunicata da lui, subito, alla famiglia, ma avrebbe dovuto aspettare che fosse il colonnello Fichera a parlare con i genitori. «Mi ordinarono di farli attendere – spiega Cesi – io invece gliel’ho detto», lasciando intendere che non voleva protrarre lo stato ansioso di genitori che cercavano le figlie, disperse, da giorni. «Ho avuto un grosso scontro con il colonnello Boccia e il colonnello Fichera», commenta così l’ex comandante il deterioramento dei rapporti all’interno dell’Arma a seguito di quell’episodio.

L’abitazione di Cesi. Nel corso dell’udienza l’ex comandante ha fornito delucidazioni sui costi sostenuti sulla nuova abitazione. Durante la deposizione Cesi ha sostenuto di aver pagato il caminetto, ma non le canne fumarie perché non erano incluse nel progetto, così come tende, accessori del bagno e mobilio della cucina. Ha ancora ricordato di aver venduto l’abitazione privata che aveva a Correggio per trasferirsi nella nuova abitazione annessa alla caserma. Riguardo alla costruzione della caserma, poi, Cesi ha affermato che «il capitolato non è mai stato nelle nostre disponibilità».

Il rapporto con Emanuela Gobbi. «La Gobbi (ex vice sindaco, ndr) non era confidente di polizia giudiziaria – ha chiarito il luogotenente – e le cose che mi ha riferito su En.Cor non le ho mai presentate». Cesi specifica poi che la Gobbi ha portato nel suo ufficio un insegnante del Convitto, riguardo al quale sono sorte delle irregolarità. Sulla scorta di queste rivelazioni, secondo l’ex comandante, è emerso l’ammanco nei conti del Convitto stesso.

Abuso d’ufficio. Sono state nominate anche due figure di spicco delle amministrazioni comunali precedenti. A loro carico, Roberto Cesi ha depositato un’informativa per abuso d’ufficio e, a carico di uno di loro, anche di minacce. Un teste venne infatti minacciato di ritrattare una deposizione da parte di una di queste alte cariche pubbliche quando venne a conoscenza dell’indagine ordinata da Cesi su di lui.

Le prossime udienze. Le nuove udienze si terranno il 4 novembre, quando saranno ascoltati 7 teste, e l’11 novembre, dove deporranno 10 testimoni.

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