Sciopero a oltranza contro la chiusura della Flexi-Bord
Luzzara: la protesta dei 66 lavoratori, iniziata mercoledì mattina, prosegue nel tentativo di scongiurare la perdita del posto di lavoro, dopo che il titolare ha annunciato che proseguirà l'attività soltanto a Giulianova
LUZZARA. Dopo due giorni di sciopero, con altrettanti presidi davanti alla sede dell'azienda Flexi-Bord di via Che Guevara 25, nella zona industriale di Luzzara, i lavoratori hanno deciso di scioperare a oltranza. Protestano compatti, per difendere i loro posti di lavoro sotto lo sguardo discreto dei carabinieri di Luzzara.
In ballo ci sono 66 dipendenti, tra cui coniugi, fratelli e donne, il cui futuro sarà sempre più incerto. Il lavoro verrà tolto a questi operai perché il proprietario Giuseppe Marozzi della Giplast, che ha acquisito nel 2013 il 100% delle quote dell’ex concorrente, ha deciso, di punto in bianco, di chiudere baracca e burattini entro la fine dell'anno, per spostare la produzione a Giulianova (Teramo) in Abruzzo e perché, come lo stesso imprenditore ha dichiarato lunedì durante l’incontro in Provincia di Reggio, «gli operai reggiani lavorano peggio di quelli abruzzesi», mettendo così in discussione la professionalità delle maestranze della Flexi-Bord.
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Qualche segnale che qualcosa non stava andando per il verso giusto era arrivato agli operai, già da un paio di mesi, quando vedevano camion portare via alcuni macchinari. «Il proprietario ci ha sempre detto che la fabbrica di Luzzara restava aperta, che sarebbe stata solo ridimensionata. Ci siamo fidati... – ha detto Gurjinder Pal Singh, di origine indiana ma cittadino italiano, con 28 anni alle spalle nell’azienda luzzarese – Speranze di trovare un altro posto di lavoro ce ne sono poche. Cosa farò ora?».
Accanto a lui c’è la nipote Alessandra, 30 anni, impiegata, da 11 alla Flexi-Bord: «Ci lasciano a casa tutti. Non ce l’aspettavamo». Lorena Corradini, 53 anni, non crede alla storia che i lavoratori reggiani siano peggio degli abruzzesi. Lei di anni in azienda ne ha passati 30: «Fino ad ora, noi cosa abbiamo fatto? Abbiamo lavorato a maglia? A me invece risulta il contrario».
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E Sandra Terribile, 44 anni, ha aggiunto: «Ha sfruttato due anni di cassa integrazione, abbiamo accettato contratti di solidarietà, prodotto ricchezza per sentirci dire che non siamo capaci di lavorare? Inaccettabile».
Katia Conforto, 48 anni, lavora nell’azienda luzzarese da 27 anni e da qualche anno si è trasferita a Castelnovo Sotto. Per andare al lavoro percorre 30 km al giorno: «Non avrei mai pensato di arrivare a una situazione del genere. Tanti sacrifici, tanti chilometri con qualunque tempo. E’ una vicenda senza senso». Erica Morelli, delegata Filctem Cgil, ha aggiunto: «Speriamo nel contributo delle istituzioni, affinché ci sia la possibilità di salvaguardare i posti di lavoro e che l’azienda non venga delocalizzata in Abruzzo. Sarebbe un disastro per questi lavoratori, sia dal punto di vista economico che sociale».
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