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reggiolo, il presidente della comer

Storchi: «Serve più innovazione Non chiuderemo a Pegognaga»

Storchi: «Serve più innovazione Non chiuderemo a Pegognaga»

REGGIOLO. «Il nuovo contratto del settore metalmeccanico servirà a correggere la stortura del passato che ha portato alla chiusura di molte aziende del settore: un aumento nominale del salario, dal...

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REGGIOLO. «Il nuovo contratto del settore metalmeccanico servirà a correggere la stortura del passato che ha portato alla chiusura di molte aziende del settore: un aumento nominale del salario, dal 2007, del 23,6% a fronte di una perdita di ricchezza delle imprese del 18%».

Lo ha detto il presidente di Federmeccanica Fabio Storchi, ospite di Confindustria Mantova. Il nuovo modello contrattuale, quindi, dovrà essere diverso da quello che va avanti da 42 anni e deve basarsi sulla produttività: «Il contratto nazionale - spiega il presidente di Confindustria Mantova, Alberto Marenghi - serve per garantire ai lavoratori i minimi salariali e nuovi inquadramenti professionali oltre al la formazione, la grande scommessa del futuro per crescere».

Con queste premesse, il dialogo con i sindacati si preannuncia difficile. Esistono due piattaforme rivendicative, quella di Fiom e quella congiunta di Fim e Uil, che ricalcano i vecchi schemi contrattuali; il 5 novembre ci sarà un incontro tra sindacati e Federmeccanica che si preannuncia un dialogo tra sordi, «ma noi siamo aperti e disponibili al confronto – avverte Storchi – Quello che ci lascia ben sperare è il fatto che anche nelle due piattaforme dei lavoratori, come nella nostra, si parla di innovazione come premessa. Innovare è anche la nostra preoccupazione. E si badi bene che nessuno vuole cancellare le garanzie del contratto nazionale. Noi cerchiamo solo strumenti nuovi per rispondere ai bisogni nuovi di imprese e lavoratori in un periodo di crisi e di grandi trasformazioni. Spero che i sindacati abbiano la capacità di confrontarsi con noi, di battere strade nuove». E aggiunge: «Dal 2008 ad oggi il nostro settore ha perso il 30% della produzione a livello nazionale, il 25% della capacità produttiva e 250mila addetti. Adesso vediamo qualche segnale positivo: a fine agosto la produzione è aumentata del 2,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma per recuperare quel 30% occorrerebbero tassi di sviluppo superiori agli attuali».

Per recuperarli serve che «il governo investa in infrastrutture e dia fiato all’edilizia per dare lavoro ai piccoli imprenditori e agli artigiani. E bisogna che incentivi i consumi interni».

Ma Storchi, ha parlato della sorte dei due stabilimento della Comer a Moglia e a Pegognaga; i lavoratori di quest’ultima sono preoccupati perché il loro stabilimento non è citato nel piano di sviluppo dell’azienda e temono di perdere il posto: «È una notizia destituita di ogni fondamento – sgombera il campo l’imprenditore – Pegognaga è nel piano di sviluppo tant’è che c’è una nuova linea di prodotto che sta aggredendo con forza il mercato. Le prospettive sono positive tant’è che nel piano triennale è prevista una consistente crescita del fatturato».

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