Gazzetta di Reggio

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Anoressia, ora si ammalano le bambine

di Leonardo Grilli
Anoressia, ora si ammalano le bambine

Domani un incontro fra esperti dell’Ausl e insegnanti delle scuole: l’obiettivo è aumentare l’autostima degli adolescenti

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REGGIO EMILIA. Si terrà domani a Palazzo Rocca Saporiti il secondo degli appuntamenti sul tema dell’alimentazione organizzati dall’Arcispedale e intitolato “La prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare”. Per intenderci, chi si ammala di anoressia o bulimia. Durante l’incontro un team di esperti dell’ospedale e dell’Ausl presenterà ai docenti delle scuole medie superiori una proposta di progetto da realizzare, appunto, negli istituti scolastici. E la scelta di coinvolgere gli insegnanti non è casuale: è proprio durante l’adolescenza che si concentra il rischio maggiore di cadere in queste terribili malattie.

Il profilo dei pazienti evidenzia infatti delle caratteristiche fisse: il rapporto è sempre di 9 femmine per un maschio, mentre l’età più comune è quella che va dai 13 ai 19 anni. Che sarebbe preoccupante già di per sé, ma purtroppo questo dato sta ancora peggiorando. Stanno infatti aumentando i casi anche nelle scuole elementari, con bambini e bambine di 8 e 10 anni che sono già anoressici o bulimici.

E nemmeno gli adolescenti reggiani si salvano da questa nuova piaga dei nostri tempi. In un anno infatti i ricoveri ospedalieri per disturbi del comportamento alimentare rappresentano il 5% dei casi di anoressia seguiti dall’Ausl di Reggio, complessivamente dai 200 ai 300 pazienti. Ma il vero problema è la durata del ricovero ospedaliero: restare in ospedale molti mesi significa perdere le lezioni scolastiche e i contatti con gli amici. E un lungo periodo di isolamento dalla realtà esterna può rischiare di avere un effetto opposto, e peggiorare le condizioni dei ragazzi.

Dal 2014 quindi viene data la possibilità di effettuare pasti assistiti in compagnia del personale sanitario in regime di day service, in modo da evitare il ricovero. La squadra di professionisti che gestisce ogni singolo caso è composta da un nutrizionista, un dietista e una psicologa, e in base alle singolarità cliniche possono essere coinvolti anche lo psichiatra o il neuropsichiatra per i più piccoli. L’obiettivo degli incontri è quindi fornire strumenti di valutazione e sviluppo dell’autostima nei ragazzi. È dimostrato, infatti, che la scarsa considerazione di sé rappresenta uno dei fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare (Dca).

E al contempo l’alimentazione può essere fondamentale nella prevenzione e nella cura di diverse patologie. Scelte alimentari consapevoli associate a un sano stile di vita sono il presupposto per mantenere il corpo e la mente in buona salute.

«L'idea di effettuare un'indagine che rilevi il livello di autostima dei giovani - spiega la dottoressa Enrica Manicardi, responsabile della struttura di Diabetologia e disturbi del comportamento alimentare del Santa Maria - prende le mosse da studi citati dal ministero della Salute come elementi di dimostrata utilità nella prevenzione dell'anoressia nervosa. Nel Quaderno della salute monotematico pubblicato nel luglio 2013 e reperibile sul sito del Ministero si sottolinea infatti che fare crescere l'autostima nell'adolescente significa contrastare il rischio di anoressia».

E per dare più fiducia in se stesso a un adolescente tutte le parti in causa devono collaborare insieme. «La famiglia, la scuola, la società e le istituzioni in genere - continua la Manicardi - dovrebbero coralmente offrire ai giovani gli strumenti necessari per acquisire una coscienza chiara e consapevole che serva da orientamento per intraprendere l'arduo cammino della vita in modo maturo e responsabile».

Per questo l’incontro è di fondamentale importanza, perché vista la fascia di età coinvolta nella malattia la scuola è uno dei luoghi principali in cui possono sorgere i primi problemi e difficoltà per gli adolescenti.

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