Gazzetta di Reggio

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«Hospice, dove i malati restano persone»

di Serena Arbizzi
«Hospice, dove i malati restano persone»

Albinea: la responsabile della casa Madonna dell’Uliveto ha illustrato ai Lions la vita della struttura

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ALBINEA. Rappresenta un luogo dove si assistono i malati, spesso quando il decorso della patologia è in fase avanzata, ma guai a confonderlo con una struttura dove si va a morire. Si tratta dell’hospice, ossia un luogo di accoglienza per gli ammalati, identificato ad Albinea con la Casa Madonna dell’Uliveto, hospice di tipo territoriale a gestione integrata disciplinare.

La responsabile della Casa Madonna dell’Uliveto è stata ospite, martedì sera, di un appuntamento organizzato dai Lions di Carpi, nel modenese, dove ha illustrato le diverse caratteristiche di questa struttura, che costituisce ancora una novità per il territorio, nonostante sia ormai presente ad Albinea dal 2001.

«La Casa Madonna dell’Uliveto accoglie 12 malati e siamo stati i primi in Emilia Romagna a nascere, proprio nel 2001 – spiega Anna Maria Marzi – I requisiti per entrare in un hospice come il nostro sono svariati. Le regole di accesso contemplano prevalentemente i malati oncologici. I nostri ammalati, inoltre, a casa non possono essere assistiti (situazione questa più comune di quanto si possa immaginare: basti pensare che a Reggio una famiglia su tre è monopersonale) e provengono da una situazione sociale difficile. Non c’è una lista d’attesa e non è un luogo dove si va a morire. Noi, infatti, abbiamo circa il 26% di casi di dimissioni stabilizzati e questi ammalati a volte stanno meglio anche per molto tempo. Talvolta capitano anche casi di pazienti giovanissimi e non sono affetti da mali oncologici. Il 65% dei costi della nostra struttura, inoltre, sono coperti grazie alla convenzione siglata con l’Ausl e il resto dalle offerte».

«Il bisogno più importante del malato oncologico – prosegu Anna Maria Marzi – in fase avanzata è di essere preso in cura globalmente come persona in modo continuativo quando la gravità lo richiede. Ciò di cui i malati hanno necessità, sono un adeguato controllo del dolore e degli altri sintomi, l’evitare un inappropriato prolungamento del morire, mantenere il controllo della situazione il più possibile, rafforzare la relazione con le persone amate e il sollievo dei familiari dal carico assistenziale» – conclude Marzi.

L’équipe multidisciplinare della Casa Madonna dell’Uliveto si compone di un’équipe assistenziale e di consulenti. Della prima fanno parte il dirigente dell’assistenza infermieristica, 12 infermieri palliativisti, 7 operatori sociosanitari, l’assistente sociale, 14 medici di medicina generale palliativisti, 2 cuoche part time, 2 amministrative part time.

I consulenti includono invece un medico consulente palliativista, psicologhe, fisioterapieste, assistenti spirituali, musicoterapisti, operatore shatsu, volontari e un referente per la comunicazione.

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