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“Ivy”, lounge bar e ristorante all’inaugurazione tanti atleti

 “Ivy”, lounge bar e ristorante all’inaugurazione tanti atleti

REGGIO EMILIA. Un nuovo lounge bar e ristorante ha aperto ieri in centro a Reggio. Il suo nome è Ivy (edera in inglese) e rappresenta, nelle intenzioni dei titolari, «un nuovo modo di esprimere e...

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REGGIO EMILIA. Un nuovo lounge bar e ristorante ha aperto ieri in centro a Reggio. Il suo nome è Ivy (edera in inglese) e rappresenta, nelle intenzioni dei titolari, «un nuovo modo di esprimere e vivere il tempo libero, completamente immersi nella natura e nel calore del legno». All’interno del locale infatti, in viale Montegrappa 25, potrete cenare o gustarvi un drink in mezzo a vere piante con cui è arredata la sala. Oppure sedervi su una delle varie altalene, sempre rigorosamente in legno, che trasformano lo stare assieme in un momento di gioco e svago.

L’idea nasce dall’amicizia che lega fra loro i cinque soci: Corrado Montagna, Giorgio Boscagin, Andrea Costa, Patrizio Verri e Francesca Giaroli. Il progetto invece è dell’architetto Christian Gasparini, in collaborazione con il geometra Alessandro Montagna.

Oltre a un ritrovo per i giovani reggiani, Ivy vuole diventare punto di riferimento per il mondo dello sport. Anche grazie ai due nomi eccellenti dei fondatori Costa (calciatore dell’Empoli) e Boscagin (cestista dello Scaligera Verona. Non a caso non mancavano gli atleti ieri pomeriggio all’inaugurazione, a partire dai cestisti della Grissin Bon Achille Polonara e Andrea De Nicolao.

«Prima di questa attività - racconta Corrado Montagna - ho gestito per otto anni il Kokonuts di Albinea. E ogni volta che mi incontravo con Costa, mio grande amico, parlavamo di aprire un locale insieme. E finalmente l’abbiamo realizzato. Il nostro progetto era quello di creare un posto dove sarebbe piaciuto andare anche a noi, diverso dagli altri locali reggiani, e pensato per la nostra generazione. Quella dei trentenni che spesso la sera sono spaesati e non sanno che fare. La vecchia guardia insomma». L’idea generale è quella di «un luogo inclusivo, che sia bello e raffinato ma non imbalsamato. Per questo tutto è in legno, ci sono delle altalene, le luci cambiano colore a seconda dell’atmosfera e la cucina è aperta. Tutti possono vedere quello che facciamo».

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