Ndrangheta, nuovo sequestro beni da 30 milioni di euro per i fratelli Vertinelli
Ulteriore sviluppo dell'inchiesta Aemilia della Dda di Bologna a carico degli imprenditori ritenuti collegati al clan Grande Aracri di Cutro
REGGIO EMILIA. I carabinieri del Ros, nell’ambito degli sviluppi dell’indagine Aemilia, stanno eseguendo un nuovo sequestro di beni, per un valore complessivo di 30 milioni di euro, a carico dei fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli, originari di Cutro (Crotone) ma stabilitisi da tempo a Montecchio Emilia e attualmente detenuti presso il carcere di Bologna, per associazione mafiosa, riciclaggio ed intestazione fittizia di beni.
Il provvedimento, emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Emilia, su richiesta della Dda di Bologna, ha visto impegnati anche i comandi provinciali di Reggio Emilia e Parma. I sequestri si stanno eseguendo a Reggio Emilia, Parma, Crotone, Aosta e Verona.
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Il provvedimento, che integra i sequestri già disposti in ambito penale, colpisce il patrimonio dei fratelli Vertinelli, ritenuti vera e propria emanazione imprenditoriale del sodalizio di matrice ’ndranghetista, attivo sul territorio emiliano e operante anche in Calabria, capace di un autonoma e localizzata forza di intimidazione con epicentro a Reggio Emilia e collegato alla cosca Grande Aracri di Cutro.
Nel complesso, la misura di prevenzione patrimoniale, ha interessato, 12 aziende, 71 immobili, 22 autoveicoli e diversi rapporti bancari e finanziari.
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Le nuove indagini hanno fatto emergere il rapporto funzionale tra il boss Grande Aracri e gli imprenditori Palmo e Giuseppe Vertinelli, al servizio del programma affaristico della cosca e ai suo obiettivi di infiltrazione nel sistema economico emiliano, calabrese, veneto e con propaggini sino in Valle d'Aosta.
Non solo: è stato individuato un imponene patrimonio, anche di natura personale, accumulato attraverso prestanome e nascosto attraverso complessi sistemi di intestazione fittizia e di titolarità occulta, ideati per reimpiegare i capitali derivanti dai cosiddetti "reati-fine" dell'associazione, nonchè le provviste riconducibili al boss Nicolino Grande Aracri.
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Nonostante i sequestri precedenti, gli investigatori ritengono che le attività imprenditoriali dei Vertinelli sono riprese intestando a un giovane prestanome una nuova società - la Sime Srl - con sede legale a Verona. Lo scopo: sottrarsi alle attenzioni investigative in Emilia Romagna e trasferendo alla nuova società i sub-appalti precedentemente assegnati alle società già sottoposte a sequestro.
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