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«A Brescello nominato un nuovo boss della cosca Grande Aracri»

di Enrico Lorenzo Tidona
«A Brescello nominato un nuovo boss della cosca Grande Aracri»

Ndrangheta, un corvo scrive al presidente del tribunale, a Catia Silva e ai carabinieri: «Ora al comando c’è un parente dei Grande Aracri». La procura sequestra la missiva e la invia all'antimafia di Bologna impegnata nel processo Aemilia

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BRESCELLO. A comandare nella comunità calabrese di Brescello non è più una persona che porta il cognome della famiglia Grande Aracri ma un parente acquisito nominato reggente dalle mogli del boss Nicolino e del fratello Ernesto durante una riunione avvenuta quest’estate a Cutro.

È questo l’avvertimento lanciato il giorno successivo all’inizio del maxi processo di mafia Aemilia tramite una lettera firmata «il lupo solitario», recapitata 4 giorni fa in municipio a Brescello. 

L’attenzione è stata subito calamitata dai destinatari della lettere: la segretaria della Lega Nord in consiglio comunale a Brescello, Catia Silva, da sempre in prima fila nella lotta alle infiltrazioni della ’ndrangheta nella nostra provincia; il presidente del tribunale di Reggio Emilia, Francesco Maria Caruso, che ha emesso i primi provvedimenti di sequestro nei confronti della famiglia Grande Aracri, dei Sarcone e dei Vertinelli; i carabinieri di Reggio Emilia che si occupano delle indagini e i colleghi di Brescello.

Dopo la pubblicazione della notizia sulla Gazzetta di Reggio, il procuratore capo di Reggio Emilia, Giorgio Grandinetti, ne ha infatti chiesto subito l’acquisizione, contattando i carabinieri della stazione di Brescello. Il numero uno della procura è molto abbottonato: «Prendo atto della notizia di stampa». Insomma non rilascia dichiarazioni. Ma da quanto “filtra” la lettera “incriminata” è stata inviata, per competenza, alla Dda di Bologna.

Una missiva scritta al computer e che accende di proposito un faro sul clan che comanda la ’ndrina cutrese radicata a Reggio Emilia e con base a Brescello, comune dove è operativa da cinque mesi la commissione prefettizia che sta vagliando eventuali irregolarità amministrative e infiltrazioni nell’attività dell’ente gestito dalla giunta del sindaco Marcello Coffrini, che ebbe un atteggiamento benevolo nei confronti di Francesco Grande Aracri, fratello del boss e brescellese d’adozione.

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Trattandosi di una lettera anonima va presa con le pinze e l’articolata tesi tracciata nel testo non ha al momento alcuna conferma. I riferimenti precisi danno a intendere, però, che l’autore sia a conoscenza dei fatti. L’unica palese certezza resta l’intenzione di attirare l’attenzione su quello che viene esplicitamente definito un cambio della guardia all’interno del clan e della compagine cutrese a Reggio.

Il tutto orchestrato tramite una lettera contenuta in una busta giunta a pochi metri di distanza dalla commissione prefettizia, che ne è venuta a conoscenza così come è stata presa in carico dal comando dei carabinieri di Reggio Emilia, i quali vaglieranno le informazioni riportate nella missiva.

Secondo quanto scrive il “corvo”, i poteri sono passati di mano l’agosto scorso durante le ferie estive direttamente nella casa del boss a Cutro, venendo affidati a un parente dei Grande Aracri per volontà degli stessi. Si tratta di un imprenditore residente sempre a Brescello e attivo nell’edilizia, in capo al quale non risultano però precedenti legati alle indagini sulla cosca.

Secondo gli inquirenti il reggente di zona è Francesco Grande Aracri, fratello di Nicolino, le cui ditte intestate ai figli sono state sequestrate nel 2013 in via preventiva per effetto di una misura antimafia perché il patrimonio in possesso dei suoi congiunti è sproporzionato rispetto ai redditi.

Al suo posto ci sarebbe quindi questo parente, che gestirebbe in maniera occulta il business con il benestare del boss. Oltre alle attività palesi, l’imprenditore nominato reggente gestirebbe i rapporti con il mondo dei professionisti, studi di geometri e ingegneri, che continuano a fare affari con il clan comandato da Nicolino, principale imputato del processo Aemilia, maxi procedimento contro la ’ndrangheta con 219 imputati.

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