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Ma c’è anche chi dice: pago perché costretto

Ma c’è anche chi dice: pago perché costretto

La barista: «Varie tasse alte e Siae per un televisore». Un cittadino: «Soldi per un servizio che non uso»

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SAN POLO D’ENZA. Onesti, bravi, belli, buoni. Ma c’è anche qualche sampolese che, con tutta sincerità – giusto per restare in tema – non ha nessuna paura di dire: «Se potessi evitare di pagare il canone Rai, non lo pagherei».

«Sono contenta che il mio paese sia finalmente finito sul giornale per qualcosa di buono – ammette Marzia Toni dell’Harley Bar in merito alla notizia che vede San Polo quale Comune reggiano più virtuoso per quanto riguarda il pagamento del canone della Rai – ma, se proprio devo essere onesta, se potessi mi metterei dalla parte di quel 7% di non paganti. In un locale come il nostro, per mantenere un televisore bisogna pagare almeno 4 o 5 tasse diverse, tutte di importo molto elevato. Per non parlare della Siae, necessaria per far ascoltare la musica».

«E la cosa più assurda – aggiunge Marzia Toni – è che siamo costretti a pagare tanto per dei servizi che usiamo poco e niente. Molto spesso, infatti, nei locali il televisore è acceso sui canali delle tv a pagamento, che sono chiaramente facoltative ma che attirano molti più clienti dei programmi Rai».

«Il problema – le fa eco Claudio Curti – è che chi ha iniziato a pagare il canone vent’anni fa, quando in pratica c’era solo la Rai, è poi stato costretto a pagarlo sempre e continua a doverlo pagare anche adesso che, magari, non guarda più la Rai ma Mediaset oppure Sky. I furbi invece non hanno mai iniziato a pagarlo. Se potessi, visto che io la Rai non la seguo assolutamente, smetterei subito di pagare. Non mi sembra giusto – conclude Claudio Curti – spendere soldi per un servizio che non uso». (m.r.)

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