Gazzetta di Reggio

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Aemilia, i Vertinelli affronteranno i giudici

di Enrico Lorenzo Tidona
Aemilia, i Vertinelli affronteranno i giudici

Troppo vasto l’impero economico dei fratelli accusati di associazione mafiosa. L’avvocato: «Rinunciamo al rito abbreviato»

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REGGIO EMILIA. Decine di società celate dietro a familiari o semplici teste di legno, rapporti bancari in mezza Italia, compravendita di auto di lusso, fatture sospette e appalti. Il giro vorticoso di soldi in capo alla famiglia dei fratelli Giuseppe e Palmo Vertinelli è degno di una dinastia. Con i tre sequestri avvenuti quest’anno in forza dei sospetti dell’antimafia che individua i due come cassieri del clan Grande Aracri, sono stati congelati beni per 30 milioni di euro. Un cifra messa insieme dalla ricognizione dagli investigatori dell’antimafia di Bologna che sintetizza l’entità del patrimonio ora consegnato agli amministratori giudiziari nominati dal tribunale di Reggio. Si tratta di un compendio e di un relativo tenore di vita condotto dal nucleo familiare dei Vertinelli «assolutamente incompatibile con i redditi dichiarati al fisco», hanno ribadito più volte i pm della Dda di Bologna così come i giudici di Reggio Emilia, che due giorni fa, tramite un nuovo sequestro, hanno confermato la necessità di porre i sigilli alla fortuna accumulata dai due imprenditori cutresi stabilitisi a Montecchio Emilia, che starebbero ancora cercando di scavalcare il blocco girando gli affari su nuove società. «La situazione dei miei assistiti è complessa da ricostruire perché è vasta la galassia che hanno saputo creare in anni di duro lavoro» è la dichiarazione di Alessio Fornaciari, difensore dei Vertinelli, già detenuti in carcere dopo l’esplosione dell’inchiesta Aemilia sulla ’ndrangheta in Regione. «È chiaro ormai che sostenere l’onere della difesa è molto complicato. Per farlo la sede più corretta resta l’aula di un tribunale perché l’atto imprenditoriale dei fratelli Vertinelli è difficile da spiegare. I nostri periti sono già al lavoro da tempo per ricostruire il loro patrimonio e i flussi di denaro per contestare le ricostruzioni effettuate nelle ordinanze dell’inchiesta. Per questo motivo non ricorreremo al rito abbreviato ma ci presenteremo davanti ai giudici di Bologna».

Lo sconto di pena rappresenta un giudizio certo così come una scorciatoia che verrà presa da gran parte degli imputati di Aemilia. Per i Vertinelli, invece, la strada maestra sarà il dibattimento in aula, con annessi e connessi. «Ci aspettavamo questo nuovo sequestro - dice Fornaciari - Di fatto i due fratelli vengono equiparati nei ruoli assunti e nelle accuse».

I due, infatti, sembrano agire a una voce sola. Le loro vicende si sono evolute in modo parallelo. Sono figli di Tommaso Vertinelli, pluripregiudicato per reati quali rapina, omicidio colposo, arrestato nel 1975 per sequestro di persona a scopo di estorsione. I due figli, originari di Crotone, si erano trasferiti nel 1982 a Fontevivo (Parma) avviando da allora diverse aziende edili. Poi il vuoto giudiziario negli anni del boom economico della famiglia, fino ai recenti riscontri che indicano i due quali sodali del clan cutrese che impera a Reggio Emiila.

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