Fusione Teatri-Balletto si parte con una “frenata”
Il consiglio di amministrazione di Danza/Aterballetto mette in guardia «Garanzie sui finanziamenti, non possiamo rischiare progetti e posti di lavoro»
REGGIO EMILIA. Il percorso per arrivare alla fusione fra la Fondazione I Teatri (che solo venerdì scorso ha riconfermato i vertici operativi) e la Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto, presieduta da Fabrizio Montanari, sta già incontrando i primi ostacoli, che nascono dalle pesanti perplessità emerse all’interno di quest’ultima.
«Come Cda della Fondazione Nazionale della Danza – si legge nella nota emessa ieri pomeriggio – ribadiamo la nostra disponibilità ad intraprendere il percorso di studio della fattibilità di questa ipotesi di lavoro, di cui ha parlato anche il sindaco Luca Vecchi in alcune dichiarazioni alla stampa. Tuttavia, vorremmo precisare che in linea con la posizione della Regione Emilia Romagna, la quale, come è noto, ha istituito la nostra fondazione con apposita legge, riteniamo che questa ipotesi sia fattibile solo in presenza di reali sinergie e di un progetto artistico chiaro sulla Compagnia Aterballetto, in grado di non snaturare l'identità che l'ha resa riconoscibile e l'ha portata all'attuale livello di prestigio internazionale».
Il timore è che all’interno di una realtà più ampia la Fondazione della Danza (che ha sempre rappresentato un’eccellenza per Reggio) possa perdere peso, venendo inglobata in un contenitore culturale diverso che si pensa potrebbe renderla meno riconoscibile e protagonista anche al di fuori dei confini nazionali.
Ma c’è anche un altro timore, legato invece alle risorse economiche. Si paventa il rischio che una sola fondazione possa ricevere meno finanziamenti rispetto a quelli erogati alle due diverse realtà, teatri e balletto. «Per questo - continua la nota del Cda - è necessaria una legge nazionale che regoli specificamente processi di integrazione, fusione o simili, mantenendo, ovvero incrementando adeguatamente i finanziamenti del Ministero alle realtà interessate. Tali finanziamenti, infatti, sono di vitale importanza per entrambe le fondazioni, il mantenimento delle loro differenti caratterizzazioni tipologiche, i loro progetti e i loro livelli occupazionali. Purtroppo esperienze recenti (tra cui il caso a noi vicino della fusione tra l'Arena del Sole di Bologna e l'Ert) mettono in guardia dall'intraprendere simili iniziative solo sulla base dell'impegno informale legato al ministro o al governo in carica e in assenza di una normativa nazionale, pena la significativa riduzione dei contributi ministeriali. Se così fosse, diventerebbe molto difficile sia portare avanti i progetti artistici attualmente in cantiere sia mantenere gli attuali posti di lavoro, cosa che noi vogliamo assolutamente evitare».
Proprio su questo punto però anche le intenzioni del Cda dei teatri (che è presieduto dal sindaco Luca Vecchi) pare siano chiare: la fusione, che dovrebbe chiudersi entro il 2016, andrà avanti solo se si avrà la assoluta garanzia che i finanziamenti non caleranno. Proprio il caso citato dalla Fondazione della Danza è significativo circa il rischio in agguato, e sulla scorta dell’esperienza bolognese sono state fornite rassicurazioni in occasione della conferma di Gherpelli e Vacis nelle cariche di direttore generale e direttore artistico della Fondazione Teatri.
Infine il Cda della danza pone in risalto come esista già una programmazione avviata per rispettare la quale sarebbe necessaria libertà di manovra. «Ricordiamo che il recente riconoscimento della nostra Fondazione quale Centro di Produzione Nazionale, oltre a dare lustro alle nostre attività e alla città di Reggio Emilia (in Italia esistono solo altri due centri con questa qualifica), vincola le nostre attività per il triennio 2015/2017 e impone il mantenimento di una certa autonomia rispetto alla realtà locale confermando le mission istituzionali di ciascuna fondazione».
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