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Presidio alla Flexibord, domani il summit

Luzzara: protesta in stile Halloween da parte dei lavoratori dell’azienda. La Provincia cerca di mediare

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LUZZARA. Prosegue lo stato di agitazione alle Flexibord di via Che Guevara 25. Anche ieri mattina i lavoratori hanno manifestato davanti ai cancelli dell’azienda con tanto di presidio. E la cosa si ripeterà anche questa mattina. Intanto sulla recinzione della fabbrica luzzarese sono stati esposti altri striscioni tra cui uno in lingua indiana “Lavoro” e un altro con la foto del titolare Giuseppe Marozzi, in versione Halloween, truccato da vampiro, accompagnato dalla scritta “L’Emilia non si fa succhiare il sangue”. Altri striscioni riportano le scritte “Dignità=Lavoro. Non si tocca” e “Dirigenti complici. Vergognatevi”.

Alcuni lavoratori di origine indiana sono andati al presidio insieme ai loro figli come nel caso di Singh Harpal, 44enne di Suzzara (Mn), da 13 anni alle dipendenze della Flexibord, che aveva in braccio il suo bimbo di 3 anni, invalido, a causa di un problema ai piedi che gli impediscono di camminare correttamente.

Il padre ha mostrato i tutor agli arti inferiori del bimbo e la documentazione che conferma l’invalidità. Singh Harpal, unico della famiglia a lavorare, in caso di chiusura della fabbrica, resterà senza occupazione e senza reddito e teme di non riuscire più a curare il proprio figlio, dovendolo sottoporre ad accurati accertamenti in cliniche specializzate di Monza e Milano.

Il bimbo è assistito dall’Asl ma tutte le trasferte sono a carico del capofamiglia. Domani, nella sede della Provincia a Reggio Emilia dovrebbe svolgersi l’atteso incontro tra istituzioni pubbliche, Rsu aziendali, Filctem Cgil e il titolare della Flexibord.

Al summit tra le parti sarà presente anche Andrea Costa, sindaco di Luzzara. Scopo del tavolo istituzionale scongiurare la chiusura della Flexibord e il licenziamento in massa di 66 lavoratori. Il proprietario, Giuseppe Marozzi, già nell’incontro del 26 ottobre scorso, che avrebbe dovuto prolungare il periodo di cassa integrazione e l’introduzione di otto nuovi contratti di solidarietà, aveva annunciato l’intenzione di trasferire, entro fine anno, tutta la produzione a Giulianova (Teramo) in Abruzzo adducendo, tra le varie motivazioni di natura economica, nonostante che lo stesso titolare abbia ammesso l’aumento di fatturato nell’ultimo biennio (dagli 8 milioni di euro ai 13,5 milioni di euro) la presunta giustificazione secondo la quale “gli operai reggiani lavorerebbero peggio di quelli abruzzesi”. Frase che è stata ritenuta “offensiva” dalle Rsu aziendali e dalla Filctem-Cgil.

Da qui è iniziato, da mercoledì 28 ottobre lo sciopero di ore che è poi proseguito ad oltranza anche per i giorni successivi. (m.p.)

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