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Processo Aemilia, parte civile minacciata

Tiziano Soresina
Processo Aemilia, parte civile minacciata

Inviato un Sms all'imprenditore: "Non passare dall'altra parte..."

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BOLOGNA Per la Dda è carnefice ma anche vittima. E’ quindi uno degli oltre duecento imputati di Aemilia , ma è anche una delle pochissime parti lese che ha chiesto di costituirsi parte civile. Ma lunedì è “filtrato” dalla camera di consiglio – nella seconda “puntata”, a Bologna, dell’udienza preliminare – che quest’imprenditore è stato minacciato.

Parole che l’avrebbero raggiunto via sms fra l’udienza di mercoledì scorso (in cui ha chiesto di costituirsi parte civile) e quella di ieri. Non si tratterebbe di una minaccia esplicita, ma di un messaggio in cui l’imprenditore viene invitato a non passare dall’altra parte, a rimanere legato al clan. Quanto accaduto è stato messo nero su bianco dall’avvocato difensore in una memoria che il legale ha poi consegnato in forma riservata sia al gup che ai pm antimafia. Per ora non è stato preso nessun provvedimento, ma non è escluso che ciò avvenga nelle prossime ore.

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L’imprenditore, secondo quanto ricostruito dalla Dda, è accusato di estorsione ed usura insieme ad altre due persone e il tutto sarebbe maturato in ambiente e con forme d’intimidazione tipicamente mafiose. Un “trattamento” estorsivo che però avrebbe anche subìto dalle persone a cui s’era rivolto per “riscuotere” un debito.

Al di là di questo inquietante colpo di scena, ieri è stata anche una giornata di “mosse” difensive prevedibili. L’allusione è alla “pioggia” di riti alternativi (patteggiamenti e giudizi abbreviati, con sconti di pena di un terzo) per chi è accusato dei reati meno gravi che è spuntata ieri all’orizzonte.

Al momento si tratta solo di contatti informali con chi regge l’accusa (cioè i tre pm antimafia), ma non sono stati pochi gli avvocati difensori che hanno voluto capire fin dove si può spingere la procura nel “concordare” le pene nel caso di imputazioni come interposizione fittizia o false fatture. E per chi è incensurato pare si possano prospettare patteggiamenti sotto i 2 anni di reclusione e quindi con sospensione condizionale della pena.


Prove di accordi che sembrano calzare a pennello per le figure non di primo piano, spesso e volentieri accusati di essere dei “prestanome”.

Insomma le prime strategie difensive hanno fatto capolino – lunedì – nelle sette ore d’udienza (anche se alle 11 il maxi processo stava ancora ultimando le procedure d’identificazione delle parti), non dimenticando che i difensori possono puntare sul rito abbreviato anche in extremis, cioè quando prenderanno la parola per il proprio assistito.

La parte più consistente dell’udienza è stata comunque occupata dal fuoco di fila di una cinquantina di difensori sulle 34 richieste di costituzione di parte civile: genericità e mancanza di collegamenti territoriali le motivazioni più ricorrenti nelle eccezioni sollevate.

«La mia opposizione alla costituzione di parte civile – spiega uscendo dall’aula l’avvocato difensore Carmine Migale, che assiste cinque imputati e le cui valutazioni sono emblematiche del clima che si è respirato nell’aula-bunker– fa rilevare che in nessuna di queste costituzioni è presente il consenso delle persone offese individuate nei capi di imputazione. In questo processo stiamo assistendo ad una vera e propria “spiritualizzazione” del danno piuttosto che in lesioni economiche patrimoniali di fatto. Tutti gli enti che stanno richiedendo di costituirsi nel processo – conclude – fanno riferimento alla compromissione di valori eterei e politici che nulla hanno a che fare con il danno patrimoniale inteso quale lesione di interessi fondamentali della persona, di valenza esistenziale e costituzionalmente garantiti».

Nella prossima udienza – cioè domani – il gup Francesca Zavaglia si pronuncerà sulle richieste di parte civile.

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