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In aumento gli ordini e l’occupazione tiene

In aumento gli ordini e l’occupazione tiene

Segnali di ripresa ma non per i settori dell’agroalimentare e dei servizi L’organizzazione si avvia con cauto ottimismo verso l’assemblea di venerdì

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REGGIO EMILIA. Permangono ancora livelli di incertezza e qualche preoccupazione sul futuro, ma il sistema di imprese che fa capo a Confcooperative ha mostrato segnali di ripresa nel secondo quadrimestre 2015, ed è proprio con questi dati alle spalle che l'organizzazione si appresta a celebrare - venerdì prossimo - l’assemblea annuale.

A crescere, in particolare, è stata la domanda di beni e servizi registrata dalle cooperative: sullo sfondo permane un 14,5% di imprese che segnala ancora cali, ma per il 20,8% delle cooperative (erano il 6,2% nel quadrimestre precedente) si registra un incremento degli ordini, mentre contemporaneamente scende di 16,7 punti la quota (ora al 54,1%) di quante registrano situazioni di stazionarietà.

Si tratta dei dati migliori registrati dal dicembre 2014 ad oggi, e un discorso analogo al miglioramento del portafoglio ordini vale anche per i prezzi di vendita, che cominciano a mostrare segni di rialzo per il 10,4% delle cooperative (in precedenza la quota era ferma al 2%), mentre per il 72,9% risultano stazionari.

«Sono dati - sottolinea il presidente di Confcooperative, Giuseppe Alai - da valutare con prudenza, seppure con un po' più di ottimismo in un quadro economico provinciale che ha registrato una ripresa della produzione dell'industria manifatturiera e qualche positivo movimento in più per il mercato interno, quello cui sono strettamente legate le attività della maggior parte delle imprese cooperative».

«La prudenza nella valutazioni - prosegue Alai - è dettata dal fatto che se è vero che vi è una crescita degli ordini e si contrae la percentuale di cooperative che debbono ricorrere alla diminuzione dei prezzi per restare competitive, ugualmente il fatturato è rimasto sostanzialmente stabile nell'ultimo quadrimestre, con andamenti settoriali che hanno visto più che raddoppiare, ad esempio, il numero delle imprese dell'agroalimentare che segnalano flessioni (la quota è passata dal 16,6% dello stesso periodo 2014 al 35,7%). Molto difficile - sottolinea Alai - permane poi la situazione delle cooperative di lavoro e servizi, ambito nel quale non si è ancora messo mano con decisione al tema della regolarità del lavoro e alla pratica del massimo ribasso, tanto che il 60% delle cooperative segnala difficoltà di tenuta del fatturato».

Meglio, secondo l'indagine congiunturale di Confcooperative, l'andamento della cooperazione sociale e delle imprese della cultura, dello sport e del turismo. Nel primo caso è passata dal 17,6 al 38,4% la quota delle coop sociali che indicano un incremento del fatturato (il 53,8% segnala stabilità e il 7,6% una flessione). Il problema, in questo caso, è piuttosto legato ai tempi di pagamento (e alla conseguente liquidità nelle casse delle imprese), che risultano in ritardo per il 75% da parte del pubblico e per il 33% da parte del privato.

Per cultura, turismo e sport, migliora la percentuale di imprese che registra aumenti di fatturato (50%), si alza quella delle imprese che segnalano stazionarietà (dal 16,6 al 33,3%) e si abbassa (dal 50 al 16,6%) la percentuale di coop che parlano di flessioni. La tenuta dei livelli occupazionali, che in questi anni ha caratterizzato il sistema imprenditoriale che fa capo a Confcooperative, è confermata anche dall'ultima congiunturale dell'organizzazione, che evidenzia l'aumento sia delle coop che hanno proceduto a nuove assunzioni (14,4%, più 4 punti) che di quelle che l'hanno mantenuta stabile (81,2%).

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