L’impreditore minacciato forse non si costituirà
Processo Aemilia: l’udienza preliminare riprende oggi dal nodo parti civili La procura sull’imputato che ha subito pressioni: «Doverosi accertamenti»
REGGIO EMILIA. «Doverosi accertamenti». E una aspirante parte civile, contestualmente imputato, che dopo quello che è accaduto ancora non ha deciso se andare avanti con la richiesta.
L’udienza preliminare del processo contro la ’ndrangheta Aemilia riprende oggi. Con il peso di quello che è emerso nella seduta di lunedì, quando un’avvocatessa di Parma ha messo al corrente il gup Francesca Zavaglia, e tutte le parti, che il suo assistito - un imprenditore della provincia, accusato di estorsione e usura ma anche vittima - ha ricevuto sul telefonino all’indomani della prima udienza del 28 ottobre scorso un sms in cui gli si fanno indebite pressioni circa la sua intenzione di costituirsi parte civile. Il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini ha dichiarato che verranno fatti accertamenti sull’episodio. Mentre l’avvocatessa dell’imputato, pur nel riserbo che una situazione tanto delicata richiede, dichiara: «Il mio cliente non ha ancora deciso se andare avanti nella costituzione di parte civile, alla luce dell’accaduto».
Si alza, dunque, la tensione dentro e intorno il processo Aemilia, il primo grande processo di mafia in terra emiliano-romagnola. Stamattina, le luci si riaccenderanno nel padiglione 19 delle Fiere di Bologna, dove gli oltre 200 imputati torneranno a sedersi.
Dovrebbe arrivare già oggi la decisione del giudice Zavaglia circa le oltre 30 richieste di costituzione di parte civile: il primo grande terreno di battaglia, per gli avvocati difensori.
Sono state contestate, infatti, molte delle richieste arrivate da associazioni e sindacati.
Poche, pochissime rispetto a quanti ne avrebbero avuto diritto le persone che hanno chiesto di entrare nel processo. Uno è l’imprenditore che poi ha subito pressioni per rimanere fuori.
Un chiaro segno di come vanno le cose e del perché moltissimi hanno preferito non affacciarsi nemmeno sulla soglia dell’aula bunker per chiedere di essere risarciti rispetto a quanto subìto.
Una posizione che hanno dunque deciso di rappresentare le associazioni e i sindacati.
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