«Non tutto il Pd reggiano subisce lo strapotere Iren»
Cesare Schieppati (Acqua Bene Comune) torna a chiedere un confronto pubblico «Molti iscritti condividono la nostra battaglia, ma la direzione ha dettato la linea»
REGGIO EMILIA. Il tempo passa e la politica tace. Dopo una primavera (quella scorsa) decisamente calda sul tema della ripubblicizzazione del ciclo idrico, l’estate è passata senza che chi deve decidere abbia deciso.
Alcune settimane fa, a smuovere le acque ci ha provato il vice sindaco Matteo Sassi, esponente di Sel che ha addirittura messo sul piatto le proprie dimissioni qualora Reggio - e gli altri comuni di default - optassero per la gara che altro non sarebbe che la sconfessione del risultato referendario a cui tutti hanno a suo tempo concorso.
A dicembre, per i Comuni reggiani scade il termine per scegliere quale strada intraprendere. Intanto, i referendari del Comitato Acqua Bene Comune continuano a battere lo stesso tasto: il presunto piano B - dice in questa intervista l’attivista storico del Comitato, Cesare Schieppati - è una truffa. E torna a chiedere un confronto con coloro che decideranno le sorti dell’acqua a Reggio per i prossimi decenni.
Schieppati, mancano ormai meno di due mesi alla conclusione della tormentata vicenda dell'acqua. Cosa pensate debba succedere in questo tempo ?
«La situazione è veramente surreale. Il Pd ha accantonato il Piano di ripubblicizzazione senza nessun passaggio istituzionale e senza nemmeno mettere nero su bianco una sola critica fondata a quel piano. Si continua a ripetere che non si intende andare a gara che significherebbe privatizzare, ma le eventuali soluzioni intermedie, penso al fatidico Piano B, finora non si sono viste. Se mai si vedranno non ci sarà il tempo tecnico per documentarne in maniera seria i pro e i contro».
Quindi?
«Quindi bisogna ribadire l'evidenza e cioè che lo studio Agenia ha dimostrato in maniera inequivocabile che la ripubblicizzazione non solo è possibile, ma sarebbe un ottimo affare. Se qualcuno ha dei dubbi, lo legga. La fattibilità economica è stata ribadita anche da numerosi Consigli Comunali, che hanno avuto l'onestà di studiarselo, quel piano».
Ma l'incertezza normativa a livello nazionale non è un ostacolo ?
«Nessuno lo ha dimostrato finora. Se si fossero volute risposte certe si sarebbe chiesto un parere alla Corte dei Conti già da fine 2014, ma chi ha usato l'incertezza normativa come spauracchio per i Comuni, dicendo le cose più insostenibili (e dovrebbe vergognarsi per questo), si è guardato bene dal farlo. La Cgil ha invitato tempo fa i comuni a chiedere insieme questo parere. Non è stata neanche presa in nota».
Perché rifiutate a priori qualsiasi Piano B ?
«Rispondo usando le stesse parole della segreteria provinciale del Pd quando, poco più di un anno fa, scriveva che il nuovo gestore doveva garantire questi principi: totale proprietà pubblica, reinvestimento degli utili e partecipazione dei cittadini negli organi di controllo. Ora vogliono farci credere che una società mista, magari 60% privata e 40% pubblica come Atersir ha proposto a Piacenza, soddisferebbe queste condizioni? Il Piano B è una truffa».
Perché secondo voi il Pd ha cambiato idea?
«Innanzitutto, non tutto il Pd ha cambiato idea. Molti sindaci e la stragrande maggioranza dei cittadini continuano a volere una gestione pubblica. I cittadini che vengono spontaneamente a firmare la nostra Mozione di Iniziativa Popolare sanno benissimo di cosa stiamo parlando e si sono fatti un'idea molto precisa. La Direzione del Pd può aver cambiato idea perché la pressione che subisce da Iren o dal Governo è fortissima, ma questo non li giustifica affatto agli occhi dei loro cittadini, anzi. Nel programma elettorale di Vecchi e di tutti i sindaci eletti nel 2014 c'era la ripubblicizzazione dell'acqua. Se ora non la vogliono più fare dovrebbero spiegarci chiaramente perché, e magari anche sottoporre a Referendum un cambiamento di direzione così grave rispetto ai loro impegni. Se ci raccontano che vorrebbero ma non possono, senza spiegare davvero perché, ci prendono in giro».
Invero l’argomentazione dei Comuni non è da poco: l'indebitamento e i rischi sarebbero insostenibili.
«Non è affatto vero. Non lo diciamo noi, ma lo studio di fattibilità. Basta leggerlo. Peraltro, non stiamo chiedendo niente di particolarmente originale. Nella maggior parte del territorio italiano l'acqua è gestita dal pubblico. In alcuni casi molto bene. Prendiamo esempio da quelli. Il sindaco Vecchi, all'ultimo Forum provinciale per l'Acqua ha detto che “i Comuni non hanno neanche gli occhi per piangere, mentre Iren ha le spalle larghe. Se è questo quello che pensa avrebbe dovuto dirlo 3 anni fa e non votare ripetutamente delibere a favore della ripubblicizzazione e metterla nel suo programma elettorale. Questo modo di fare scredita irrimediabilmente la politica. Poi non chiediamoci perché i cittadini non vanno più a votare. Iren comunque ricava dall'acqua profitti milionari. I quasi 500 milioni tra patrimonializzazione e liquidità del gestore alla fine dei 25 anni di concessione vogliamo che siano in capo a Iren o alla comunità reggiana ? I sindaci hanno a cuore l'interesse di Iren o quello dei loro cittadini ?».
Quindi cosa farete da qui a fine anno per evitare che si vada a gara ?
«Continueremo a batterci, insieme ai Sindaci che non hanno cambiato idea, alle decine di importanti associazioni del nostro territorio a favore dell'acqua pubblica e soprattutto insieme ai cittadini, che chiameremo a manifestare per imporre il rispetto degli impegni presi. Il futuro dell'acqua appartiene ai cittadini. Si scrive Acqua, si legge Democrazia, come dice il nostro slogan più efficace».
massimosesena
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