«All’Opg non manca l’assistenza»
L’Ausl risponde alla lettera di don Simonazzi che manifestava preoccupazione
REGGIO EMILIA. Dalla riduzione del personale sanitario non deriverà alcun peggioramento per i pazienti dell'Opg. A precisarlo in una nota è l'azienda Usl di Reggio Emilia, in replica alla lettera aperta inviata qualche giorno fa dal cappellano della struttura, don Daniele Simonazzi, in cui si esprimeva preoccupazione per le ripercussioni del calo di organico sull'assistenza agli internati. L’Ausl fa presente che «dal 1° aprile di quest'anno, con la chiusura dell'ospedale psichiatrico giudiziario, in ottemperanza agli obblighi di legge, i ricoverati con misura di sicurezza sono stati dimessi o trasferiti nelle Rems provvisorie (residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza) di Bologna e di Parma e di altre regioni italiane». Restano quindi nella la casa circondariale reggiana circa una ventina di persone con misura di sicurezza, per lo più residenti in veneto, dato il ritardo di questa regione nell'adeguarsi alle normative. Nella struttura ci sono inoltre attualmente poco meno di 50 detenuti con problemi di natura psichiatrica, con seminfermità e con malattia psichiatrica sopravvenuta in carcere, persone per cui non è prevista la scarcerazione, ma la permanenza in sezioni per la tutela della salute mentale in carcere. Complessivamente quindi, mentre negli anni passati l'Opg di Reggio Emilia ha ospitato anche più di 300 persone, oggi le persone con misure di sicurezza e i detenuti sono 68, con una riduzione del 77% delle presenze. Inoltre, se è vero che con la chiusura di due sezioni il personale sanitario è stato ridotto, «il rapporto operatori-pazienti oggi è di gran lunga superiore al passato: con 300 pazienti il numero di operatori era di 60 unità, oggi di 43 con una riduzione del 29% del personale di assistenza». Per quanto riguarda i medici, invece, gli psichiatri erano sette, oggi sono quattro, gli psicologi erano tre, oggi pienamente operativi due, con una riduzione del 33% dei dirigenti sanitari). «Questi dati - spiega l'Ausl - confermano che non è venuto meno l'impegno di questa azienda per l'assistenza ai detenuti con problemi di natura psichiatrica, nei confronti dei quali sarà elevata l'attenzione anche in futuro».
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