«I Viaggi della Memoria? Esperienza unica»
Così la responsabile del museo di Auschwitz. E’ in edicola, con la Gazzetta, il libro che li racconta
REGGIO EMILIA. «Non c’è nulla di simile a Reggio, e ai Viaggi della Memoria di Istoreco, in nessun altro paese. Nessuno porta migliaia di ragazzi ad Auschwitz come succede qui». Il parere, decisamente qualificato, è di Jadwiga Pinderska-Lech, una delle responsabili del museo di Auschwitz, il più celebre memoriale della seconda guerra mondiale, un campo dove furono sistematicamente uccise oltre un milione di persone. Una persona che conosce molto bene i Viaggi della Memoria di Istoreco reggiani, quelli raccontati nel libro “Il futuro non si cancella”, ancora acquistabile sino al 10 novembre nelle edicole della provincia assieme a Gazzetta di Reggio a un prezzo scontato, a 10.80 euro.
Il volume racconta i primi 15 anni dell’esperienza di Istoreco, fra riflessioni, analisi e testimonianze, e ovviamente il complesso di Auschwitz/Birkenau torna spesso fuori. È infatti una delle mete fisse del Viaggio, solitamente con cadenza triennale oltre mille studenti reggiani vanno a visitarlo dopo aver ascolto le testimonianze di sopravvissuti, come l’ebreo romano Piero Terracina. Oltre che da lavori di approfondimento: nel 2015 a Reggio sono state posate pietre d’inciampo in ricordo di dieci ebrei reggiani catturati dai fascisti e deportati proprio a Auschwitz, dove sono morti. Il rapporto fra i Viaggi della Memoria e il museo è molto forte, come confermato dalla presenza in città di Jadwiga Pinderska-Lech, una delle referenti del complesso, invitata a Reggio per parlare della ricerca sui 15 anni dei Viaggi della Memoria Istoreco, realizzata grazie a Boorea col coinvolgimento di storici di mezza Europa.
«Il museo di Auschwitz viene visitato da persone che vengono da tutti i continenti, quindi si potrebbe dire che in un certo senso siamo una realtà internazionale», spiega. E sottolinea: «La maggior parte di visitatori sono le persone che fanno questo viaggio una volta nella loro vita, quindi la vostra iniziativa, il fatto che date la possibilità di visitare il luogo di memoria di Auschwitz a migliaia di ragazzi è una cosa davvero insolita. Secondo me, ne sono quasi sicura, non c'è nessun esempio di questo tipo negli altri paesi». Reggio, oltretutto, non è certo l’unica realtà organizzata con cui si confrontano: «Il nostro museo collabora con varie istituzioni, fondazioni, istituti storici, e ci tiene molto a questa cooperazione, in quanto nel nostro lavoro mirato a divulgare la storia di Auschwitz con tutti i canali possibili i contatti di questo tipo sono importantissimi».
I numeri di Istoreco aiutano anche in questo senso: «Le iniziative di Istoreco coinvolgono un gran numero di ragazzi e di insegnanti perché, come ho avuto la possibilità di verificare di persona, all'ultimo viaggio hanno preso parte oltre a 1.000 ragazzi anche circa 70 insegnanti». Jadwiga Pinderska-Lech può offrire anche una visione diversa a quella dei reggiani, per cui la visita è ovviamente un momento di grandi emozioni.
«Ci rendiamo bene conto che per il vostro viaggio i momenti passati ad Auschwitz sono pieni di emozioni. L'emotività è un elemento della visita molto importante. Quando vediamo le emozioni di visitatori noi stessi, anche se ovviamente in un certo senso abituati al posto e al tema, ci commuoviamo», ammette. Però, ricorda, «il nostro compito consiste soprattutto nel trasmettere la storia del luogo e nel rispondere alle domande di ragazzi. Questa è la nostra missione quotidiana e quando possiamo accompagnare i gruppi così ben preparati come i vostri vediamo il senso nel nostro lavoro».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
