No alla nuova perizia sulla pistola
La Corte respinge la richiesta della procura, attesa per il 18 novembre la sentenza di secondo grado
REGGIO EMILIA. La Corte d’Assise d’Appello di Bologna ha detto no alla richiesta di una nuova perizia balistica. Il processo di secondo grado per la morte del dottor Carlo Rombadi ora corre spedito verso la sentenza, attesa a questo punto per il 18 novembre prossimo.
Nessun colpo di scena, dunque, ieri dalla prima udienza nella città felsinea. Si riparte dagli atti e dagli accertamenti che il 10 giugno del 2014 hanno visto l’ex vigile urbano Pietro Fontanesi, 72 anni, assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di aver ucciso, l’8 maggio del 1992, il chirurgo dell’ospedale Santa Maria Nuova, sparandogli davanti al garage di casa.
Era stata la procura di Reggio Emilia, con il sostituto procuratore Maria Rita Pantani, nella richiesta di appello a chiedere una nuova perizia balistica necessaria - secondo il magistrato - a portare all’identificazione dell’arma già posseduta dall’imputato con l’arma del delitto.
Una richiesta che la Corte ha preliminarmente sottoposto alle parti, ma che ha trovato ovviamente parere contrario da parte della difesa, rappresentata dagli avvocati Giancarlo e Giovanni Tarquini. Che hanno evidenziato come siano sufficienti le perizie arrivate sui banchi del processo di primo grado che dopo la comparazione tra le ogive, trovate sul luogo del delitto, e la pistola di Fontanesi avevano dato esito negativo.
Esito che la Pantani considera errato. Non solo: nella richiesta di appello, il sostituto procuratore ha anche svelato nuove investigazioni: sono quelle eseguite dalla polizia scientifica di Roma. Un nuovo esame comparativo su due proiettili che avrebbero fornito elementi ritenuti importanti dalla procura di Reggio.
Non è bastato, però, a convincere la Corte.
Il processo, dunque, è ripartito dalla discussione. Il procuratore generale Giancarlo Di Ruggiero si è rimesso a giustizia (la Pantani aveva chiesto la condanna all’ergastolo). Una richiesta a cui si è affiancato l’avvocato di parte civile (in aula Gianni Franzoni, in sostituzione di Enrico Della Capanna) per l’unica parte costituita, il fratello di Rombaldi. Non sono comparsi (per motivi personali) ma fanno ancora parte del processo, moglie e figli del medico ucciso.
La difesa, con l’avvocato Giancarlo Tarquini, si è scagliato molto duramente contro quel supplemento di indagine rivelato dalla Pantani. Ritenuta «una procedura non corretta e non consentita» poichè avvenuta dopo la sentenza di primo grado. La difesa continuerà l’arringa il 18 novembre. Quando arriverà la sentenza.
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