«Per presentare le querele la gente si rivolgeva altrove»
CORREGGIO. Anche figure di spicco dell’Arma dei carabinieri, che ieri mattina sono stati ascoltati in Tribunale durante la nuova udienza del processo a carico di Roberto Cesi, hanno testimoniato...
CORREGGIO. Anche figure di spicco dell’Arma dei carabinieri, che ieri mattina sono stati ascoltati in Tribunale durante la nuova udienza del processo a carico di Roberto Cesi, hanno testimoniato spiegando che l’ex comandante non era solito bloccare le denunce.
Anzi, sono stati riportati episodi specifici in cui il luogotenente ha trattato casi in cui ha invitato i colleghi di caserme vicine a occuparsi di denunce che, per vicinanza territoriale, sarebbero state di loro competenza. Uno di questi testimoni è il comandante dei carabinieri di San Martino in Rio, Guglielmo Stellario.
Stellario ha fatto riferimento al caso di un padre di famiglia andato in caserma per denunciare le percosse inflitte da sua moglie nei confronti del figlio. «Il caso risale al gennaio del 2011 – ha commentato Stellario – il maresciallo Cesi mi ha detto che quell’uomo voleva presentare querela. Cesi me ne parlò perché ero già a conoscenza dei fatti: c’erano stati problemi in precedenza, così mi ha chiesto di seguire la cosa».
Al luogotenente Guglielmo Stellario è stata posta una domanda anche dall’avvocato Gianluca Vinci, che rappresenta Franca Giacobazzi, unica ad essersi costituita parte civile a fronte di 22 parti lese nell’ambito del processo contro Cesi.
Il legale ha chiesto a Stellario se Franca Giacobazzi si sia mai recata a San Martino in Rio in caserma. Stellario ha risposto che non ricorda. Ieri mattina è stato ascoltato anche il maresciallo Pasqualino Lufrano, comandante della stazione di Campagnola.
«Con Cesi è capitato di fare indagini insieme, lavorando su territori confinanti» – ha argomentato Lufrano. Il maresciallo Lufrano ha specificato che capitava spesso di chiedere al Comando se fosse preferibile ricevere una querela sulla base del territorio in cui avvenivano i fatti o passarla alla caserma vicina, a seconda di dove si verificassero i casi. Lufrano ha anche aggiunto: «Succedeva che ci fossero persone di Correggio che venivano da noi». Poi, ha specificato che Cesi «nelle occasioni in cui ci incontravamo era in borghese» e non in divisa. (s.a.)
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