Sono 1.300 i creditori travolti dal crac della Coopsette
Il debito della cooperativa ha raggiunto la cifra impressionante di 818 milioni, a rischio tutta la filiera
CASTELNOVO SOTTO Il nucleo centrale della crisi della Coopsette è a Castlenovo Sotto e comuni limitrofi. In un raggio di pochi chilometri dalla sede vivono i 361 dipendenti diretti della coop di costruzioni, ora in liquidazione coatta amministrativa. Ma il riverbero del crac sta mettendo in mora il futuro anche di centinaia di lavoratori legati alle aziende dell’indotto, ormai con l’acqua alla gola dopo l’avvio nel 2013 della prima richiesta di concordato. Anni duri per circa 1.300 creditori tra soci, dipendenti ma soprattutto - per importi - banche e fornitori, molti dei quali vedranno ristorato il proprio “prestito” solo in parte e in tempi non certo brevi.
Come certificato a fine agosto, infatti, il monte debiti accumulati da Coopsette è di 818 milioni di euro. Un’enormità su scala nazionale, per ripianare la quale è necessario vendere presto e a prezzi di mercato gli asset della coop. Secondo le stime, però, fatti i dovuti calcoli il patrimonio netto dell’azienda - una volta capiente e tra i più solidi in Europa, pari a 326 milioni di euro nel 2009 - è crollato in zona rossa, diventando ora negativo per 76 milioni di euro.
La patata bollente è ora in mano al commissario liquidatore Giorgio Pellacini, nominato dal ministero per liquidare le attività, molte delle quali formate da cantieri ancora in essere e da precedenti procedure di dismissione. Il presidente Fabrizio Davoli ha già avuto un confronto con il commissario ma non resterà al suo posto per molto. Una volta effettuato il passaggio di consegne uscirà di scena così come il consiglio di amministrazione, che dovrà rassegnare le dimissioni.
Un passaggio doloroso che certifica la perdita dell’autonomia da parte della cooperativa, sulla quale si è innescata anche un’aspra polemica tra l’ex presidente Donato Fontanesi e il Partito Democratico, segno che è scattata l’ennesima resa dei conti tra l’anima economico-finanziaria e quella politica della sinistra emiliana in seguito alla crisi della cooperazione reggiana.
Lo scollamento tra le coop di produzione lavoro e il partito di riferimento generato dalla perdita di sicurezza economica e occupazionale, si potrebbe trasformare in una disaffezione anche rispetto alla politica tout court con conseguente riduzione del bacino di voti. Fatto che preoccupa in primis la sinistra a livello locale, che sta cercando di prendere le distanze dal disastro gestionale di alcuni dirigenti cooperatori facendosi carico anche delle istanze dei lavoratori che rischiano il posto.
In attesa delle mosse del neo commissario, sono decine le istanze di aiuto e ascolto che giungono da tutta Italia dai cantieri ora bloccati di Coopsette e dalle decine di aziende veicolo sparse nel paese. Un’allerta è fischiata in queste ore da Alessandria, dove c’è il resort Bellavita di Spinetta Marengo, controllata da Coopsette. I dipendenti sono da poco riusciti ad ottenere il pagamento della quattordicesima di quest’anno tramite due pagamenti diversi. Ma del futuro non c’è certezza.
Timori anche da Genova, seconda casa di Coopsette, da dove è partita una richiesta d’aiuto impartita dalla Regione Liguria all’Emilia Romagna. Sono 50 i dipendenti diretti della coop oggetto di un confronto a distanza tra il presidente forzista della Liguria Giovanni Toti il suo omologo emiliano Stefano Bonaccini. Un ulteriore esempio di come la politica stia cercando da par suo di contrastare l’effetto domino del crac partito da Castelnovo Sotto.
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