Violenza di genere, il Comune si costituirà parte civile
REGGIO EMILIA. Il Comune di Reggio Emilia potrebbe d’ora in poi costituirsi come parte civile nei procedimenti penali per reati inerenti la violenza di genere e i maltrattamenti contro donne, minori,...
REGGIO EMILIA. Il Comune di Reggio Emilia potrebbe d’ora in poi costituirsi come parte civile nei procedimenti penali per reati inerenti la violenza di genere e i maltrattamenti contro donne, minori, anziani e disabili. Lo prevede una delle due proposte di modifica allo statuto comunale, all’esame della commissione Partecipazione Statuto, presieduta dalla consigliera del pd Roberta Pavarini.
La proposta è coerente con la richiesta nata all’interno del tavolo interistituzionale contro la violenza di genere, e su sollecitazione della procura.
La seconda modifica in esame riguarda invece l’adeguamento del linguaggio dello statuto al pieno rispetto di entrambi i generi, maschile e femminile, e fa seguito al decreto del presidente del consiglio dei ministri, del 27 febbraio 2015. Con la legge è stato costituito nel dipartimento per le Pari opportunità un gruppo di esperti, con il compito di sensibilizzare la società all’uso corretto della lingua italiana, in relazione al rispetto dei generi. In particolare dovranno essere tracciate delle linee guida per promuovere il linguaggio di genere nell’amministrazione pubblica e nel settore dei media.
«L’introduzione del rispetto del genere nel linguaggio amministrativo guarda al futuro – spiega l’assessore Natalia Maramotti – e si presenta come un’operazione coraggiosa, tesa a dare visibilità alle donne nelle professioni e nei ruoli pubblici che sempre più spesso sono chiamate a ricoprire». È «importante che la pubblica amministrazione, nel nostro caso il Comune – prosegue l’assessore – usi un linguaggio inclusivo perché lo richiede il suo ruolo in quanto portatrice di interesse generale, per un principio di trasparenza e diffusione di buone prassi». Per avere le pari opportunità tuttavia, «vanno eliminati ancora molti stereotipi anche dal linguaggio», conclude l’assessore.
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