Aemilia, Reggio ha il diritto di giudicare
Sentiamo l'urgenza di intervenire dopo avere letto delle eccezioni di incompetenza per territorio sollevate dai difensori a proposito delle posizioni più significative nel processo Aemilia, per chiarire ancora una volta le ragioni per cui ci battiamo, con rispetto ma con determinazione, affinché il dibattimento rimanga nella terra emiliana.
Dalle audizioni svolte nella missione a Reggio Emilia e Modena della Commissione Parlamentare Antimafia è emerso con chiarezza che l'atteggiamento della 'ndrangheta qui si manifesta rivendicando autonomia rispetto alle formazioni provenienti dal territorio di Crotone, imponendosi come soggetto nuovo e differente da quello radicato in Calabria, soprattutto per la capacità di sperimentare un'innovativa sinergia con altri tipi di criminalità organizzata: il crimine organizzato in Emilia sta sviluppando un modello di "interscambiabilità delle metodologie comportamentali mafiose", grazie al quale, facendo salvo il suo riconoscimento da parte del troncone originario, interagisce proficuamente con altre formazioni di matrice soprattutto camorristica.
Ciò rende il fenomeno ancora più insidioso e complesso e anche per questo è necessario che il processo sia celebrato dove la criminalità si è radicata e si sta strutturando in una forma evoluta, più intrecciata e pericolosa. Il contesto ancora sano deve trovare nel pubblico dibattimento il momento della catarsi e della reazione, perché questa è la ragione profonda dei processi, che infatti devono essere svolti presso il loro giudice naturale.
Le istituzioni, le organizzazioni e i singoli che si sono costituiti parte civile sono il segnale forte della volontà collettiva di non sottrarsi a questo difficile percorso, questa è la reazione che permette di recidere ogni tentativo della criminalità organizzata di infiltrarsi nella società, qui non militarmente ma non meno gravemente.
La catena dei reati nell'associazione mafiosa non va vissuta come una serie di fatti singoli, va invece compresa nella sua forza invasiva, l'intimidazione è già segno di uno stato avanzato di condizionamento della quotidianità civile del cittadino, che a lungo andare percepisce la perdita dello stato di diritto se non vede concretamente la reazione di tutti gli attori, forte, trasparente ed efficace.
L'operazione Infinito ha fatto capire che la mafia non è solo nelle regioni del Sud, ma ha preso spazi importanti al Nord e quanto sia stato difficile ammetterlo lo sappiamo tutti benissimo. Il processo Aemilia è ancora più rilevante perché si configura sia come il passaggio obbligato per l'eradicazione delle formazioni 'ndranghetiste, e non solo, dal tessuto sociale, sia come la rivendicazione della storia dell'Emilia Romagna e la conferma dei valori che permettono di fare comunità nel progresso e nella solidarietà.
Per questo è un processo di comunità, per questo facciamo la nostra parte manifestando con fermezza le nostre posizioni di senatori, eletti uno in Calabria e l'altra in Emilia Romagna, uniti nel respingere le infiltrazioni mafiose, anche quando queste si presentano sotto una specie di apparente rispettabilità, uniti contro l'erosione della legalità a favore di un profitto criminale che nelle terre emiliane deve essere apparso più accessibile.
senatore membro Commissione antimafia
e senatrice vice presidente Gruppo Misto
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