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La teoria del gender non esiste

Antonella Incerti
La teoria del gender non esiste

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Assistiamo ormai da mesi alla diffusione e alla circolazione su social vari, di video e documentari che denunciano l'introduzione – dopo l'approvazione della legge di Riforma del Sistema di istruzione nazionale – della cosiddetta “teoria del gender” nelle nostre scuole, teoria che imporrebbe ai nostri bambini e ragazzi, orientamenti sessuali.

Sulla scia di un allarme che ha inquietato le famiglie, si è aperto un accesissimo quanto aspro dibattito, una ferita – come la definisce la filosofa Michela Marzano – profonda nel Paese, che vede «da una parte coloro che pensano si stia portando avanti un progetto di indottrinamento dei più piccoli, volto a scardinare valori fondanti, dall'altro chi pensa che sia necessario promuovere nelle scuole non solo la cultura del rispetto ma un'educazione al l'accettazione delle differenze».

Vale la pena, parafrasando Camus, chiamare e definire in modo corretto le cose, «come unico modo per tentare di far diminuire la sofferenza e il disordine che ci sono nel mondo». La "teoria del Gender" non esiste.

Esistono, piuttosto, studi di genere, intendendo per genere (dall'inglese Gender) l'insieme delle caratteristiche maschili e femminili, gli aspetti culturali, sociali e psicologici che in una determinata società, distinguono gli uomini dalle donne.

Ed esiste, al riguardo, un insieme eterogeneo di posizioni, più o meno radicali. C'è chi si è concentrato sugli stereotipi della femminilità e della mascolinità, cercando di mostrare che è da bambini che si introiettano modelli e comportamenti.

E che, se si continua a suggerire il fatto che i maschi sono più adatti all'esercizio del potere e all'uso della razionalità mentre le femmine sono più adatte ai mestieri della cura, di fatto non si riuscirà mai a uscire dagli stereotipi.

C'è chi si è concentrato sul bullismo e sui comportamenti violenti nei confronti di tutte coloro e di tutti coloro che non coincidono esattamente con l'immagine che ci siamo fatti dell'essere uomo o donna, nel corso del tempo.
Ancora: c'e chi ha cercato di spiegare e di mostrare che l'orientamento sessuale non è una conseguenza inevitabile della propria identità di genere, e che essere gay non significa non essere pienamente uomini, così come essere lesbiche non significa non essere pienamente donne.

Lo scopo di questi studi, pur nella diversità di approccio, dovrebbe quindi essere quello di combattere le discriminazioni e le violenze subite da chi viene considerato diverso ed inferiore solo in ragione del proprio sesso, del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere.
Non si tratta di minare o de-strutturare valori morali, nè tantomeno fare di luoghi come le scuole luoghi in cui si impongono orientamenti sessuali.

La scuola – come è stato ribadito più volte – «non trasmette e non trasmetterà mai alcuna imposizioni di orientamento sessuale».

Chi fa passare questa idea deve essere consapevole che sta operando una profonda mistificazione. In realtà la legge 107/2015 (la buona scuola) si limita a recepire quanto disposto dalla Convenzione di Istanbul che promuove l'educazione alla parità dei diritti e delle opportunità ra i sessi. In Parlamento questa norma è stata accolta e votata da tutti i gruppi politici.

Ecco cosa dice – in modo chiarissimo – il comma 16 della Legge, unico punto in cui spunta la parola "genere": «Il Piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione alla violenza di genere e di tutte le discriminazioni al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'art. 5, comma 2 del decreto legge 14 agosto n. 93».

Il decreto citato è quello che ha introdotto nel nostro ordinamento norme per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere, adottato sotto la spinta del drammatico fenomeno dei femminicidi.
La scuola quindi interpreta principi sanciti dalla Costituzione e da Convenzioni internazionali: contrasto ad ogni tipo di violenza e di istigazione all'odio, parità tra i generi, pari opportunità.

Principi che con competenza, sensibilità e rispetto gli insegnanti sapranno trasmettere in modo adeguato, tenendo conto del livello cognitivo e di maturità degli alunni.
 

parlamentare del Pd

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