Il casolare? Una serra di marijuana
Castelnovo Sotto: la polizia scopre una maxi produzione con 771 piante, arrestato un cittadino cinese
CASTELNOVO SOTTO. Un vecchio casolare di campagna trasformato in una serra a due piani per una piantagione indoor di marijuana: in ogni stanza decine e decine di piante - ne sono state contate ben 771 - coltivate con un sistema che la questura di Reggio non esita a definire industriale, poichè dotato di sistema di irrigazione, aerazione e illuminazione multicolore, fertilizzanti e tutto quanto serviva alimentati con un allaccio completamente abusivo alla corrente elettrica.
E’ quello che ha scoperto la polizia nelle campagne di Castelnovo Sotto, al civico 66 di via Fratelli Cervi. A essere arrestato un cittadino cinese di 35 anni, Hu Ping.
La clamorosa scoperta è l’epilogo inaspettato di una consueta attività di controllo dell’Ufficio Immigrazione, coordinato dalla dirigente Marinella Caruocciolo, dopo che alcuni cittadini cinesi richiedenti permesso di soggiorno avevano indicato come attività lavorativa un opificio a quell’indirizzo. Quando però gli agenti sono andati sul posto dell’attività artigianale registrata non c’era alcuna traccia. Al suo posto, una vecchia casa isolata dove dentro era stata allestità attività di tutt’altro genere. Quando gli agenti si sono affacciati alla porta hanno trovato dentro una sola persona, che alla vista delle divise ha tentato una improbabile fuga. E’ stato bloccato subito. In seguito, con il supporto del Reparto di prevenzione e crimine coordinato dal dottor Mirco D’Enza, sono iniziati tutti gli accertamenti del caso. Sterminato il numero di piante, tutte dotato di vaso, contate dagli investigatori, ma anche le strumentazioni rinvenute sul posto con tanto di motori elettrici, trasformatori, ventilatori, taniche e taniche di fertilizzante. A far funzionare quell’elaborato sistema di coltivazione, poi, era un allaccio al contatore dell’Enel completamente abusivo. Che, hanno calcolato i tecnici del gestore di elettricità, avrebbe provocato un furto di qualcosa come 70mila kilowat di elettricità.
Per il 35enne sono scattate le manette per il furto aggravato di energia elettrica, ma è chiaro che è solo la punta dell’iceberg. «Gli accertamenti proseguono - assicura la dirigente Marinella Caruocciolo - in collaborazione della Squadra mobile. Certo, per Reggio Emilia è la prima volta che ci troviamo di fronte a una coltivazione di questo genere e gestita da cittadini cinesi». Ieri mattina Hu Ping, difeso dagli avvocati Luigi Scarcella e Domenico Noris Bucchi, ha deciso di parlare davanti al giudice. Aiutato da un interprete, ha spiegato di essere arrivato da Prato a Reggio lo scorso settembre e di essere stato incaricato da un connazionale di cui non ha saputo fornire troppe indicazioni di irrigare quelle piante. Ma di non essere stato a conoscenza che l’allaccio all’energia elettrica fosse abusivo. Il giudice ha disposto che resti in carcere. Al processo dovrà rispondere di produzione e coltivazione di stupefacenti.
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