«In un unico stabile a Reggio Emilia, 42 sedi legali di cooperative»
La denuncia di Teneggi, direttore della centrale di Reggio Emilia: «Sono tutte realtà sconosciute. Abbiamo segnalato»
REGGIO EMILIA. In un unico stabile semi abbandonato sulla via Emilia che porta a Parma ben quarantadue cooperative hanno la loro sede legale: un caso unico in Italia. Se poi si aggiunge che la denominazione sociale delle cooperative è sconosciuta agli addetti ai lavori la vicenda è a dir poco curiosa.
A denunciare l’esistenza della presenza nello stesso stabile in via Fratelli Cervi di quarantadue cooperative è stato il direttore provinciale di Confcooperative, Giovanni Teneggi, in occasione dell’annuale assemblea della centrale cooperativa.
«Si tratta di coop _ dice Teneggi _ che dal nome non ci dicono nulla. Non sono associate a Confcooperative e supponiamo non lo siano a Legacoop. Questa situazione l’avevamo già scoperta tre anni fa, dopo di che eravamo andati a fare alcune verifiche consultando il registro camerale delle coop presenti sul territorio. Con sorpresa ora abbiamo visto che in quella stessa sede le cooperative sono passate da una ventina a quarantadue. Inoltre non abbiamo trovato né un campanello, né persone che in qualche modo corrispondevano alle cooperative presenti».
Questa vicenda era già stata segnalata alle autorità, ma nel frattempo rileva il direttore di Confcooperative, «abbiano visto con preoccupazione la crescita del fenomeno delle cooperative spurie. Se si tratta in questo caso di false cooperative non siamo in grado di affermarlo, così come ci può essere una stessa sede legale per più cooperative».
Ma il dubbio resta e da lì la decisione di investire nuovamente le autorità. «Per verificare _ spiega il direttore di Confcooperative _ se si tratti di casualità o di anomalie più gravi. Così come una riflessione l’abbiamo fatta sul sistema per la verifica sulla reale esistenza delle cooperative».
Per legge le coop sono soggette a un controllo ulteriore rispetto alle aziende private, che prevede, per le cooperative aderenti a una centrale cooperativa riconosciuta dal Ministero, che la revisione sia effettuata dalla stessa centrale coop su delega del Ministero e i controlli sono severi. Per cooperative non associate a una centrale i controlli invece debbono essere fatti dal Ministero.
«Probabilmente questo sistema mostra qualche lacuna _ conclude Teneggi _ perché il caso di cooperative con sede presso privati o studi di commercialisti non è infrequente, ma di altri casi di un gruppo di cooperative così numerose in una stessa sede è l’unico di cui siamo a conoscenza».
Non resta ora che aspettare l’esito degli ultieriori eventuali controlli.
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