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«Leucemie più frequenti nelle zone più popolose»

«Leucemie più frequenti nelle zone più popolose»

A rivelarlo una ricerca di Unimore sulle province di Reggio Emilia e Modena: «Il sovraffollamento si aggiunge alla causa, già accertata, dell’inquinamento»

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REGGIO EMILIA. Nelle zone più densamente popolate sono più numerosi i casi di leucemia infantile. A rivelarlo è uno studio dell’Università di Modena e Reggio fatto su dati epidemiologici delle province di Reggio e Modena.

Lo studio ha preso in esame 111 casi di leucemia infantile nelle province e rilevato l'aumento della correlazione fra incidenza della patologia e residenza in aree densamente abitate, a prescindere dall'inquinamento da traffico. Un'ipotesi dell'incremento è quella infettiva, legata alla maggiore densità della popolazione nelle aree molto urbanizzate. Spiegazione che per il docente reggiano Marco Vinceti, coordinatore del gruppo di ricerca , «è ancora senza evidenze epidemiologiche».

Tuttavia, questa ricerca è destinata a far discutere, se non altro perché aggiunge un nuovo fattore di rischio oltre a quello, già scientificamente provato dell’inquinamento atmosferico. Prima autrice del lavoro è la dott.ssa Carlotta Malagoli, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze e attiva presso il Creagen - Centro di Ricerca in Epidemiologia Ambientale, Genetica e Nutrizionale di Unimore.

«Abbiamo individuato - ha spiegato la dott.ssa Carlotta Malagoli - 111 casi di leucemia infantile diagnosticati nel periodo 1998-2011 nelle province di Modena e Reggio Emilia e una popolazione di controllo, costituita da quattro bambini appaiati per sesso, anno di nascita e provincia di residenza a ciascun caso. Di tali bambini abbiamo georeferenziato l'indirizzo di residenza e determinato l'uso del suolo nelle immediate vicinanze (100 m), basandoci sulla mappatura del territorio regionale effettuata mediante telerilevamento. Questi risultati suggeriscono come la residenza in aree altamente urbanizzate sia associata a un incremento del rischio di leucemia infantile. Resta da individuare allora con certezza a cosa sia legato il rilevato aumento del rischio, se non direttamente rimandabile all'inquinamento».

«Invero - dice Vinceti - se il carattere infettivo non è assolutamente provato è invece possibile che vi sia una correlazione tra la densità di popolazione e le stimolazioni immunitarie che, in quelle situazioni possono essere più basse».

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