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Non paga le utenze e gli pignorano lo stipendio, il giudice boccia Iren

di Enrico Lorenzo Tidona
Non paga le utenze e gli pignorano lo stipendio, il giudice boccia Iren

La società di servizi di Reggio Emilia riscuote i soldi dovuti equiparandosi a un ente pubblico. Il magistrato: «Non può, è un’azienda privata»

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REGGIO EMILIA. Era indietro con il pagamento delle bollette, circa 1.200 euro di arretrati che non aveva versato a Iren e che le società partecipata dai comuni e che eroga i servizi energetici, ha cercato giustamente di avere in cambio della fornitura. Fin qui tutto nella norma, salvo il metodo utilizzato da Iren per vedersi saldare il credito. La società è ricorsa infatti a una particolare ingiunzione di pagamento prevista da un Regio Decreto del 1910 ma appannaggio dei soli enti pubblici. Una sorta di “scorciatoia” che permette alla pubblica amministrazione di riscuotere le entrate patrimoniali relative ai servizi pubblici senza passare dal tribunale: basta la firma di un pubblico ufficiale. La procedura è stata adottata da Iren anche nel caso in questione, preso in carico dall’avvocato Marco Pinotti, che ha portato Iren davanti al giudice di pace Stefano Moretti del tribunale di Reggio. «La procedura prevista non può essere usata da Iren - taglia corto l’avvocato - tesi che è stata accolta dal giudice di pace che ha oltretutto condannato la società a pagare le spese di lite e il risarcimento del danno al mio assistito, che si è visto pignorare il quinto dello stipendio».

In pratica Iren ha usufruito della norma del decreto di inizio secolo scorso che diventa efficace in pochi giorni, dando il via libera al pignoramento riducendo le spese e senza dover depositare l’atto senza doverlo notificare entro 40 giorni dall’ingiunzione.

Non è dato sapere, al momento, se il metodo sia già stato utilizzato da Iren in precedenza. In questo caso di tratta di una bolletta di acqua e gas in capo alla spa con sede a Genova. L’utente è riuscito ad avere ragione, facendo mettere nero su bianco al giudice il fatto che Iren non è un soggetto abilitato all’emissione di questa tipologia di ingiunzioni “veloci” «trattandosi di strumento impositivo derogatorio eccezionale, messo a disposizione delle sole persone giuridiche pubbliche, non suscettibile di applicazione analogica a favore di altri soggetti» scrive il giudice nella sentenza.

Sempre Moretti fa riferimento poi a una sentenza a riguardo emessa dalla Corte Costituzionale che chiarisce come la tariffa del servizio idrico ha natura di corrispettivo contrattuale e non di tributo, rendendo nullo il ricorso all’ingiunzione. Intanto, però, l’utente ha pagato quanto dovuto attraverso il pignoramento del quinto dello stipendio. «Chiederemo quindi un ulteriore risarcimento - avverte l’avvocato - in forza della sentenza del giudice di pace». Una sentenza che potrebbe aprire uno spiraglio a casi simili qualora il pronunciamento venisse confermato fungendo da precedente in materia.

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