«Paghe ridotte per aprire più supermercati»
Alta adesione alla protesta per il rinnovo del contratto. Picchetto a Baragalla. I sindacati: «Colpa della liberalizzazione»
REGGIO EMILIA. L’apertura “selvaggia” di nuovi supermercati in seguito alle liberalizzazioni ha innescato una guerra tra le aziende che, per mantenere margini accettabili, stanno agendo sull’unica leva ancora in loro possesso: il costo del lavoro. Deriva da questa tesi la motivazione che avrebbe portato al mancato accordo fra aziende delle grande distribuzione e sindacati, sfociato ieri in uno sciopero generale della categoria a Reggio Emilia e nel resto dell’Emilia-Romagna.
Il contratto nazionale è scaduto da 22 mesi perché Federdistribuzione (la sigla dei supermercati privati) punta a tagliare il salario tramite il congelamento degli scatti di anzianità, il blocco della maturazione del Tfr per 13esima e 14esima mensilità e lo stop ai permessi. Le coop, invece, vogliono ridurre la paga oraria, le maggiorazioni e le coperture sui periodi di malattia, riferiscono i sindacati. «Tagliano quote rilevanti di salario per poter continuare a prevalere a livello commerciale - racconta Luca Chierici, segretario della Filcams Cgil di Reggi Emilia - Il lavoro dei dipendenti non viene più considerato un valore aggiunto e i supermercati hanno una forte componente di manodopera difficilmente riducibile a differenza delle industrie. Nei punti vendita il personale è necessario per il funzionamento dell’attività ma costa. Ciò non toglie che non si può pensare di ridurre i diritti per dare sfogo ai conti».
Cassieri, addetti ai banchi alimentari, commessi fino agli impiegati delle sedi. Sono stati centinaia i lavoratori che hanno quindi deciso di scioperare in Emilia-Romagna. A Reggio Emilia i disagi maggiori sono stati registrati nelle coop periferiche a Reggiolo e Scandiano, che hanno avuto problemi ad alzare le serrande nel pomeriggio. Nel resto della provincia la situazione è stata più fluida, con la solita guerra di cifre tra sindacati e aziende.
La mobilitazione nata sotto lo slogan «fuori tutti», indetta unitariamente da Cgil, Cisl e Uil, è andata a sostegno della vertenza per il rinnovo dei contratti nazionali di Federdistribuzione, Distribuzione cooperativa e Confesercenti. Le percentuali maggiori sono state registrate proprio in seno alle Coop, che hanno parlato però di serrande aperte «nella quasi totalità dei negozi». Proprio davanti alla nuova Ipercoop di Baragalla, a Reggio, ieri si è formato un picchetto con oltre 100 lavoratori muniti di bandiere che hanno voluto manifestare davanti al negozio divenuto così l’emblema della battaglia sui diritti. «Anche le cooperative spingono per modificare i trattamenti a chi verrà assunto e non sappiamo cosa cambierà quando sarà operativa la fusione tra le tre Coop - dice Chierici - Noi, però, siamo disposti a tratta ma non a mollare».
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