Strigliata di Nicolini: Ostetricia resta solo nella piena legalità
Il direttore generale dell’Ausl di Reggio Emilia dopo l’incontro con i sindaci: «Al primo posto la sicurezza e il rispetto delle leggi»
CASTELNOVO MONTI. L’ultimo faccia a faccia - sul destino del reparto di Ostetricia del Sant’anna tra i sindaci della montagna, i direttori generali delle due aziende sanitarie reggiane e l’assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi si era aperto con le accuse di immobilismo rivolte agli amministratori montani da parte del comitato “Le Cicogne” e si è chiuso con le rassicurazioni dello stesso Venturi che però ha, in sostanza, preso tempo, annunciando un ulteriore approfondimento da parte della Commissione regionale sui punti nascita.
In mezzo, per più di un paio d’ore ha parlato il direttore generale dell’Azienda Usl Fausto Nicolini. E a quanto si sa, il numero uno della sanità reggiana si sarebbe tolto più di un sassolino dalle scarpe. «Io non ci vado in galera al posto vostro» avrebbe detto rivolgendosi a qualche amministratore che stava in quel momento rimproverando l’azienda Usl di tenere una posizione di chiusura rispetto alla sopravvivenza del punto nascite di Castelnovo Monti. Interpellato ieri dalla Gazzetta, Nicolini non ha voluto commentare in alcun modo l’incontro di venerdì scorso: «Quello che avevo da dire, per la parte che mi compete, l’ho detto a coloro che mi avevano invitato, assieme alla collega Antonella Messori, a questo incontro tra gli amministratori e l’assessore regionale».
In realtà, nel suo lungo intervento, Nicolini avrebbe semplicemente ribadito quella che è da sempre la sua posizione in materia. Al primo posto, in questa partita - lo aveva ribadito, proprio da queste colonne lo stesso assessore Venturi - deve esserci la sicurezza. E dopo aver ribadito lui stesso questo concetto, Nicolini ha sottolineato anche un altro aspetto, quello della legalità.
Già, perché - ha spiegato il direttore generale ai sindaci - la prospettiva della chiusura del punto nascite del Sant’Anna, non è un capriccio di questo o quel burocrate della sanità. E’ scritta in un accordo stato-regioni vecchio di cinque anni e confermato nel suo impianto dal governo nell’aprile scorso: perché un punto nascite possa rimanere aperto deve avere certi numeri. E questi numeri, oggi, per l’ostetricia del Sant’Anna sono lontani, lontanissimi.
La Regione - avrebbero chiesto alcuni sindaci - dovrebbe chiedere una deroga al governo, per questo e per altri punti nascita della regione. Nelle stesse condizioni del Sant’Anna ci sono infatti anche i reparti di Ostetricia degli ospedali di Pavullo (sull’Appennino Modenese) e Borgotaro, nel Parmense. Peccato che una deroga non sia possibile, ed ecco allora che Nicolini, nell’incontro di venerdì avrebbe ribadito di non essere disponibile ad autorizzare l’apertura di un punto nascite non accreditato o addirittura “fuorilegge”. Questo il senso anche della frase, attribuita al direttore generale («non vado in galera al posto vostro») e alla parola «dimissioni» che pure lo stesso numero uno di via Amendola avrebbe messo sul piatto: Nicolini ha semplicemente fatto intendere ai sindaci che non ha alcuna intenzione di prestarsi a soluzioni che possano contravvenire le disposizioni in vigore. «Norme decise 5 anni fa e concordate con le 15 principali società mediche italiane».
Nessuna posizione aprioristica, dunque, ma la conseguenza di una serie di dati oggettivi da cui, per alcuni si esce soltanto cambiando la legge. Oppure spuntando davvero una deroga alla stessa legge.
Di fatto oggi il punto nascite di Castelnovo Monti è ancora accreditato, anche in ragione degli importanti investimenti fatti in questi anni dall’azienda Ausl proprio sul tema della sicurezza di mamme e neonati. Anzi, proprio rispetto agli altri casi di punti nascita a rischio che sono stati citati nella riunione, al Sant’Anna sono state attivate misure supplementari (il trasferimento in utero, quello del neonato oltre alla guardia anestesista in sala parto) che potrebbero però non bastare più, perché nel frattempo, il ministero ha ulteriormente ristretti i criteri per l’accreditamento. Che tra qualche tempo, per il Sant’Anna potrebbe non arrivare più.
massimosesena
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