Il terrorista di Reggio Emilia voleva tornare sui barconi dei profughi
Il tunisino (arrestato nel 2007, condannato e rispedito al suo Paese), è stato soccorso e portato a Lampedusa insieme ad altri migranti: smascherato dalle impronte digitali, nonostante il suo tentativo di nascondersi dietro a un nome falso, è stato rimpatriato ancora una volta
REGGIO EMILIA. Era a capo di un cellula terroristica sgominata a Reggio e provincia nel novembre del 2007, nel corso dell’operazione “Rinascita” dei carabinieri del Ros, coordinata dalla procura di Milano. Il tunisino Ben Nasr Mehdi, poi condannato a sette anni di reclusione dopo quel blitz, e ritenuto l’elemento di spicco di una rete jihadista, che si occupava di inviare combattenti in Iraq, via Siria, e in Afghanistan, ha tentato di rientrare in Italia.
Il nordafricano si è confuso tra i migranti che ogni giorno attraversano il Canale di Sicilia e viaggiava su un barcone soccorso da una nave militare lo scorso 4 ottobre, come ha raccontato il quotidiano La Repubblica ieri in edicola.
L’estremista islamico è approdato a Lampedusa, dove ha fornito false generalità, sostenendo di essere un perseguitato politico. Il terrorista, che diceva di chiamarsi Mohameds Ben Nasr, ha detto che voleva andare nel Nord Europa, dove avrebbe dei parenti, ma non è possibile escludere che tentasse di tornare a Reggio. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.417688:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2007/11/07/news/sgominata-una-cellula-di-al-qaeda-1.417688]]
L’uomo è stato trattenuto dalla polizia, che ha scoperto infine la sua vera identità grazie al sistema automatizzato di controllo delle impronte digitali.
In tempi rapidissimi, senza che la notizia fosse trapelata all’esterno, il tunisino è stato espulso e rimandato nel suo Paese, dove è stato preso in consegna dalle autorità locali, che da anni stanno combattendo una dura lotta contro il jihadismo.
Ben Nasr Mehdi, che abitava a Reggio in via Ferravilla, faceva parte di una rete di quattro tunisini arrestati nel novembre 2004 tra Reggio, Codemondo e Cavriago. Dopo pochi mesi, nell’aprile 2008, anche il cugino Nasr Murad, che faceva il muratore a Novellara, finì in manette con l’accusa di essere un complice.
Al termine del processo Mehdi venne condannato a 7 anni, mentre il connazionale Meftah Belhaj Chaouwki, che abitava a Reggio in via Liguria, considerato un aspirante kamikaze in partenza per l’Iraq o l’Afghanistan, rimediò 5 anni. Gli altri tre, compreso il muratore di Novellara, vennero assolti, ma subito spediti nel loro Paese per motivi di sicurezza, come accade sempre dopo questi processi. Anche i due condannati, una volta espiata la pena,sono stati rimpatriati.
Il fatto che il capo della cellula sia tornato in Italia, anche se per pochi giorni, non fa che alimentare i timori che nel flusso di profughi possano nascondersi anche estremisti islamici, in particolare qaedisti ora fedeli all’Isis.
Mehdi è un personaggio di primo piano, come rivelarono le intercettazioni telefoniche dell’operazione “Rinascita”. A lui si rivolgevano infatti i mujahedin bloccati a Damasco, in Siria, e desiderosi di proseguire il loro viaggio verso lo scenario iracheno. Gli stessi luoghi dove poi, anni dopo, è emersa la formazione del califfo al Baghdadi.
La mente della cellula aveva anche il compito di reclutare combattenti e indottrinarli, per spingerli ad andare a combattere. Il gruppo sgominato a Reggio sarebbe stato attivo per due anni ed era legato ad “Hizb al Tahrir al Islam”, considerato contiguo ad al-Qaeda. L’operazione del 2007 riguardo 20 persone, con arresti compiuti anche in vari Paesi europei. (j. d.p.)
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