«Il trafficante Mugne a Reggio era di casa»
Il giornalista Rai Roberto Scardova, autore delle inchieste sul caso Alpi «La pista delle armi per il disastro di Livorno? Non è mai stata provata»
REGGIO EMILIA. «Cosa mi aspetto dalla neonata commissione d’inchiesta sulla tragedia del Moby Prince? Niente...».
Il giornalista reggiano Roberto Scardova è tra coloro che più di tutti ha cercato di far luce sull’agguato in cui persero la vita, in Somalia, i suoi colleghi del Tg3 Ilaria Alpi e Milan Hrovatin.
E come tutti quelli che si sono occupati di questo mistero, non ha potuto fare a meno di incrociare la pista che porta al traffico d’armi e che lambisce anche un’altra tragedia italiana, quella del Moby Prince. Anche lui si è imbattuto, ad esempio, nel nome di Omar Said Mugne, il capo della Shifco, la compagnia navale sospettata di trasportare armi al posto di pescato, rifiuti tossici al posto di derrate alimentari. Così, Scardova, non si è stupito nel ri-leggere, sulla Gazzetta, il nome di Mugne.
Scardova, il settimanale Famiglia Cristiana riferisce di un misterioso summit all’hotel Astoria tre giorni prima della tragedia di Livorno...
«Di quell’incontro, in particolare, non sapevo. So per certo, invece, che Omar Said Mugne, che mi risulta essere morto ormai da un paio d’anni, in quegli anni era invece di casa a Reggio, per via dei suoi stretti rapporti con la Giza di Bagnolo».
Che tipo di rapporti?
«Era il direttore di un allevamento suinicolo che la Giza aveva aperto in Somalia. Almeno ufficialmente...».
Invero, anche il reggiano Ennio Malavasi dalla Giza si era messo in affari con la Shifco...
«Sì e a sentir lui ci aveva anche rimesso parecchi soldi, alla fine».
Ma il traffico d’armi non è mai stato provato.
«E’ questo il punto: perché Ilaria e Milan sono stati uccisi? Su cosa stavano indagando. Allora si disse che la Shifco aveva solo dei pescherecci e che non poteva trasportare carri armati. Carri armati no, ma armi di altro genere e peso, questo certamente. E di questo, agli atti ci sono parecchi riscontri, certificati da Servizi Segreti e Digos: i pescherecci partivano dalla Somalia carichi di pesce, arrivavano in Italia e una volta scaricato il pescato, ripartivano carichi di armi. Così come si appurò che alcuni carichi di rifiuti tossici erano stati versati nel mare davanti alle coste della Somalia».
Ma secondo lei qual è il legame tra l’omicidio Alpi-Hrovatin e la tragedia di Livorno?
«Anche in questo caso siamo alle congetture. L’articolo di Grimaldi su Famiglia Cristiana collega la presenza di Mugne e altri sul peschereccio 21 October II il 20 marzo 1991. Si tratta del peschereccio che poi la sera della tragedia del Moby Prince avrebbe compiuto manovre in porto che poi avrebbero portato alla collisione tra il Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo. Ma anche di tutto questo non vi è la prova».
Perché non si aspetta nulla dall’apertura della commissione d’inchiesta sul Moby Prince?
«Perché tutto quello che si poteva scrivere è stato scritto. E perché i servizi segreti hanno sempre cercato di depistare, e coprire personaggi come Mugne».
In Parlamento si discute anche di definire reato il depistaggio...
«Bene. Io ho visto anche Renzi togliere il segreto di stato. E’ cambiato qualcosa?».
massimosesena
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